Sfiducia ad Alfano, Renzi a La7 rincara la dose: “Grave l’atteggiamento del ministro”

By on luglio 19, 2013
Renzi critica i vertici del Pd

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La sfiducia al ministro Alfano sarà pure un atto simbolico senza particolari conseguenze sulla tenuta del governo, ma nessuno tra i democratici in queste ore sembra voler sottovalutare la delicatezza del “caso kazako” e le sue implicazioni politiche, tutt’altro che irrilevanti per la vita interna del partito di Epifani. Uno dei più critici verso l’attuale esecutivo, alla luce delle ultime vicende che hanno messo ancora una volta in risalto l’eterogeneità della “strana maggioranza” è il sindaco di Firenze Matteo Renzi, mai come oggi candidato al ruolo di spina nel fianco del gruppo dirigente nazionale del Pd, incalzato dalle fronde interne e dalle pressioni di una base costantemente in fermento.

Per Angelino Alfano il voto di sfiducia ha un valore relativo, anche se sul piatto della bilancia conteranno gli eventuali dissensi espliciti dei ribelli di centrosinistra, essendo scontati da una parte i “si” di Movimento 5 Stelle e Sel e dall’altra i “no” di tutto il resto dell’arco costituzionale, considerato anche il peso non indifferente esercitato in queste ore dall’appello alla responsabilità del Presidente della Repubblica. Le picconate del “rottamatore” Renzi sono tornate a farsi sentire sulla segreteria democratica e, seppur in forma meno esplicita, sul governo Letta, digerito a fatica da settori sempre meno circoscritti del partito di maggioranza relativa, spaccato tra “lealisti” ed “autonomisti” verso l’esecutivo di larghe intese.

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Quando il premier fa bene, sono con lui, ma questa è una fase difficile e spero che non si debba continuamente parlare di quanto durerà. Quanto ad Alfano, lasciatemi dire che se sapeva, ha mentito ed è grave. Ma se non sapeva, è peggio ancora” ha argomentato l’aspirante leader di un futuro schieramento progressista durante il serrato confronto a “Bersaglio Mobile” con Enrico Mentana nelle vesti di intervistatore-moderatore e i due giornalisti Marco Travaglio e Marco Damilano chiamati ad “interrogare” l’ospite.

Sfiducia ad Alfano a parte, l’asse Pd-Pdl traballa di fronte alla spinosa questione di politica estera sollevata dalla stampa e dall’opposizione negli ultimi giorni, proprio mentre i vertici del partito uscito vincitore (relativo) dalle urne fanno i conti con la faticosa preparazione del congresso nazionale. Rafforzati da questa travagliata fase di impasse politica ed istituzionale, senza dubbio, i “renziani” potrebbero puntare alla segreteria o ancora, ad un ruolo di primissimo piano nei futuri scenari pronti ad aprirsi in caso di crisi di governo, con o senza ricorso anticipato alle urne. Le parole di Renzi a riguardo lasciano comunque aperta la porta ad ogni ipotesi: “A Palazzo Chigi entrerei soltanto dalla porta principale, dopo le elezioni, ma è chiaro che non potrei tirarmi indietro di fronte ad una chiamata di Giorgio Napolitano.

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