La Rai difende il reality Mission: “Giusta l’idea di far entrare la tv nei campi profughi”

By on agosto 8, 2013
La Rai a difesa di Mission

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MISSION, IL REALITY DELLA DISCORDIA DIFESO DAI VERTICI RAI. Nessun passo indietro dei dirigenti della tv pubblica per la messa in onda del contestatissimo show televisivo ambientato all’interno dei campi profughi africani. La bufera, scoppiata in questi giorni e culminata nella richiesta di acquisizione preventiva delle registrazioni da parte della Commissione di Vigilanza sul servizio pubblico, è ancora tutta da superare, ma dalle parti di Viale Mazzini si prova a fare quadrato attorno ad un esperimento che per adesso ha prodotto soltanto polemiche e levate di scudi incrociate. Con due comunicati stampa pubblicati a stretto giro di posta l’uno dall’altro, l’ufficio stampa dell’azienda radiotelevisiva di Stato ha argomentato la difesa del programma partendo dal più “nobile” degli argomenti, rappresentato dalle (presunte, almeno stando allo scetticismo manifestato da una parte non minoritaria dell’opinione pubblica) finalità solidaristiche dello sbarco in grande stile nell’Africa più povera dei concorrenti e delle troupe di cameramen al seguito. 

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RAI, PRECISAZIONI SUL REALITY MISSION. Era stato il direttore Giancarlo Leone ad esporsi in prima persona di fronte all’infuriare della campagna web contro la “sfilata dei vip” nei luoghi della sofferenza dove i rifugiati internazionali vengono accolti ed aiutati dalle organizzazioni non governative tra mille difficoltà e nell’indifferenza generale. La tempesta di tweet finalizzata a boicottare la produzione bloccando sul nascere il lavoro di autori e partecipanti ha trovato un’immediata eco nelle aule del Parlamento, dove esponenti di forze politiche di diverso orientamento come Movimento 5 Stelle, Sinistra Ecologia e Libertà e Partito Democratico hanno mostrato un crescente interesse per le questioni sollevate con tempestiva capacità di mobilitazione dal popolo di internet ed in particolare dei social network.

L’onda lunga delle critiche è arrivata a lambire anche la terza carica dello Stato, chiamata in causa direttamente dalla Rai per l’ausilio fornito nella fase embrionale di Mission, quando l’allora portavoce dell’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati collaborò con la produzione con lo scopo di far conoscere l’operato dei volontari internazionali nelle zone più disagiate del mondo. Proprio traendo spunto dalle rassicurazioni dell’Uhncr e di Intersos sulle reali intenzioni del cast, gli estensori del comunicato stampa diramato da Viale Mazzini hanno richiamato l’attenzione dell’opinione pubblica sullo spirito umanitario del programma che Rai Uno trasmetterà (salvo ripensamenti) tra qualche settimana: “Mission non è un game! Si tratterà di un racconto per immagini e testimonianze di chi vive nei campi profughi, ideato insieme all’istituzione più importante a livello mondiale per far riflettere su temi che meritano di essere portati in prima serata“. Insomma, “the show must go on”, anche se prevedibilmente occorreranno altri step per calmare i non pochi malumori che in queste ore hanno messo in imbarazzo tutti i principali sponsor (politici ed aziendali) del reality in terra d’Africa.

 

 

 

About Marco Franco

Il giornalismo come "cane da guardia" della democrazia, scrivere per diffondere idee e creare coscienza: queste sono le stelle polari che lo guidano. Studi classici, laurea in Giurisprudenza in arrivo, Marco non ha mai smesso di coltivare i suoi interessi, primo tra tutti la lettura. Libri, riviste e tanti quotidiani sempre al suo fianco, in una continua ricerca delle "verità scomode". Idealista, spesso "controcorrente" e attivo nel volontariato, ama la politica e l'informazione di antica scuola. Riccardo Iacona e Milena Gabanelli i punti di riferimento, per coraggio e professionalità dimostrati sul campo. Esperienza come web writer su diverse piattaforme e come redattore in bollettini d'informazione politica locale. Natura, sport e la musica rock le altre passioni, anzi il carburante per andare avanti!

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