Mission, il popolo di Twitter si mobilita contro il reality show “umanitario” targato Rai

By on agosto 6, 2013
Mission, nuovo reality della Rai

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MISSION, IL REALITY DELLA DISCORDIA NEL MIRINO DI TWITTER. Prima ancora di vedere la luce, il nuovo programma della Rai concepito per unire finalità “sociali” a spettacolo, con vip pronti ad immergersi nella realtà estrema dei campi profughi dell’Africa, è riuscito a dividere l’opinione pubblica, ottenendo a dire il vero un record di bocciature a fronte di qualche parere favorevole dei potenziali spettatori. A difesa dello show “a sfondo umanitario” sulla povertà e il disagio, al momento, sono schierati compattamente gli autori, i futuri partecipanti e i dirigenti di Viale Mazzini come Giancarlo Leone, pronti ad esporsi in prima persona nella battaglia difensiva contro la pioggia di critiche che in queste ore sono pervenute da ogni angolo dei social network.

In particolare, Mission ha dovuto subire una valanga di messaggi polemici e spesso ironici via Twitter, incentrati sul tema dello “finto spirito caritatevole” messo in campo, almeno secondo la maggioranza degli internauti, dai protagonisti di questa controversa pagina di televisione-verità. L’ondata d’indignazione montata sul web rischia di creare seri grattacapi ai responsabili della produzione, pressati anche da una parte del mondo politico: con una iniziativa destinata ad avere un immediato seguito dentro e fuori dalle aule parlamentari, i due deputati del Partito Democratico Luigi Bobba e Michele Anzaldi hanno formalmente chiesto al Presidente della Commissione Vigilanza Rai Roberto Fico di acquisire le registrazioni al fine di “poter appurare che il programma non offenda chi soffre e non leda le prerogative del servizio pubblico”.

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Se Twitter ha dato il via alla mobilitazione anti-Mission grazie al contributo spontaneo di centinaia di utenti della rete “indignati”, man forte alla protesta è arrivata da altri settori del web, dove in poco tempo hanno preso corpo petizioni (sul sito change.org si contano già migliaia di firme) finalizzate ad impedire la messa in onda della contestatissima trasmissione. L’idea di macinare ascolti e riempire il palinsesto con le telecamere puntate sulle strutture che ospitano i rifugiati in condizioni di estrema povertà e sofferenza, per quanto “temperata” dalla espressa volontà di offrire un “aiuto umanitario” ai diretti interessati, sta scatenando un vespaio di polemiche con vip (Al Bano, Paola Barale e Emanuele Filiberto, in quanto concorrenti) e vertici della televisione di Stato sul banco degli imputati. A poco sono servite, per ora, le rassicurazioni offerte dall’Alto Commissariato dell’Onu sui Rifugiati e dalla organizzazione non governativa Intersos, parte integrante dell’organizzazione del programma dal primo momento: l’ennesima edizione della “tv del dolore” non è indubbiamente nata sotto una buona stella.

About Marco Franco

Il giornalismo come "cane da guardia" della democrazia, scrivere per diffondere idee e creare coscienza: queste sono le stelle polari che lo guidano. Studi classici, laurea in Giurisprudenza in arrivo, Marco non ha mai smesso di coltivare i suoi interessi, primo tra tutti la lettura. Libri, riviste e tanti quotidiani sempre al suo fianco, in una continua ricerca delle "verità scomode". Idealista, spesso "controcorrente" e attivo nel volontariato, ama la politica e l'informazione di antica scuola. Riccardo Iacona e Milena Gabanelli i punti di riferimento, per coraggio e professionalità dimostrati sul campo. Esperienza come web writer su diverse piattaforme e come redattore in bollettini d'informazione politica locale. Natura, sport e la musica rock le altre passioni, anzi il carburante per andare avanti!

One Comment

  1. Rossella

    agosto 6, 2013 at 20:42

    Mi sembra eccessivo!
    Alla fine sarà comunque un flop. Basta far parlare i numeri: le polemiche stanno a zero!
    Un po’ come quello sulla moda che faranno a La5: si sente puzza di fiasco lontano un miglio! L’idea sarebbe anche interessante ma è tutto molto approssimativo. Sembra dozzinale come messa in scena! Non è detto che lo sia: ovvio!
    Ma che senso ha quel cast artistico: due conduttrici televisive che si occupano di moda? Non ho nulla in contrario in merito a quelle conduttrici: non sono tra quelle che preferisco in assoluto, ma non capisco il loro nesso con la moda?
    Per parlare di moda si deve pensare all’alta moda: non vedo il sogno!
    Questa è arte e per parlarne ci vogliono gli artisti: penso a Giorgio Armani e non aggiungo altro! Forse in Rai avrebbe potuto pure funzionare, magari con Milly Carlucci e Guillermo Mariotto!

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