Paint Your Day: con Barbara Gulienetti dal 26 agosto alle 15.00 su Real Time [VIDEO]

By on agosto 12, 2013
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PAINT YOUR DAY, DA LUNEDì 26 AGOSTO ALLE 15.00 SU REAL TIME CON BARBARA GULIENETTI – Siamo giunti ormai alla metà d’agosto e Real Time non perde l’occasione di annunciare i nuovi format che ci terranno compagnia nelle prossime settimane. Fra le tanto chiacchierate nuove serie spin-off come Guardaroba Perfetto Kids & Teens e Shopping Night Home Edition e l’arrivo ormai straconfermato di Benedetta Parodi con talent e cooking show, spunta un nuovo programma per gli amanti del riciclo e del fai da te.

A partire dal 26 agosto (alle 15.00) andrà in onda Paint Your Day con Barbara Gulienetti. In questo nuovo appuntamento inedito, la cara Barbara – armata di salopette bianca e tanta creatività – realizzerà per il suo pubblico piccoli elementi d’arredo e accessori, tutto all’insegna del ri-uso. Rispetto ai precedenti programmi come Paint your Life o Paint on the Road, questo Paint your Day assicura dei tutorial certamente più semplici da realizzare.

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Poche ore fa, sul web è spuntato il simpatico spot che prossimamente verrà mandato in onda con una istrionica Barbara Guglienetti intenta ad interpretare in quattro differenti modi quello che sarà Paint your Day. Per gli appassionati del bricolage, un nuovo appuntamento da non perdere.

Di seguito, lo spot di Paint  your Day.

About Gigi

Gigi, classe 1989, pugliese doc. Figlio della generazione 2.0 e appassionato di Social Media, coltiva moltissimi hobby: il video editing, la recitazione, bloggare online, cimentarsi nella fotografia e nel web-design.

One Comment

  1. Rossella

    agosto 12, 2013 at 17:16

    Mi dispiace quando in un blog non si crea un dibattito!
    Secondo me il genere della critica televisiva non ha mai appassionato nessuno: comunque fate bene a coltivare questo hobby!
    Forse c’è più attenzione intorno ad altri argomenti e poi la critica è sempre marginale: almeno a me sembra così! Però è il lavoro più interessante!
    E’ un vero peccato perché è una maniera per raccontare un’epoca a distanza di decenni. Forse la critica televisiva piace meno perché sembra non abbracciare i secoli, si confonde con il gossip. C’è un certo snobismo rispetto al piccolo schermo: sembra troppo giovane.
    A mio avviso la critica si dovrebbe tenere da conto perché non ha niente a che spartire con la bella televisione. A me sembra complementare alla critica letteraria e alla storia.
    Per quanto mi riguarda D’Annunzio lo collocherei nel mondo dello spettacolo e penso che ad un certo punto la televisione abbia assorbito tutte le arti.
    Lui ha sempre saputo sollecitare la fantasia del pubblico dimostrandosi il migliore agente di sé stesso: gli editori gli pagavano somme stratosferiche; tuttavia il suo tenore di vita lo pone in contraddizione con quello che ostenta di disprezzare: a ben vedere i suoi biografi tracciano il profilo di un uomo piegato alle esigenze del mercato per motivi editoriali e contemporaneamente legato alle sue leggi; appare come un vero borghese e non come il principe rinascimentale della Capponcina. Infatti grazie alle sue collezioni ci è possibile individuare le aspettative dell’uomo medio: ha comprato una delle prime automobili e infondo è stato figlio del suo tempo e in parte racconta anche le nostre attese.
    C’è un testo che s’intitola “Miti e Coscienza del Decadentismo italiano” e in quel testo si capisce che la critica è infinita e che forse i talent e tanta televisione di oggi rendono sempre più datata la prospettiva di Croce.
    Mi sembra molto interessante il punto di vista di Salinari che esamina proprio l’opera di D’Annunzio in rapporto con le ideologie del suo periodo storico; il poeta viene esaltato come “padre della patria” e “confinato” nella sontuosa villa di Gardone: un isolamento dorato ma non comprensibile alla luce della critica idealistica di matrice crociana.
    Una critica che ha il mero obiettivo di distinguere la poesia dalla non poesia.
    Croce lo definisce un “dilettante di sensazioni”; Gargiulo considera l’aspetto visivo e lo definisce “paesista”; Momigliano considera la sua capacità di trasformare la parola in musica; Flora analizza l’aspetto della sensualità disincarnata, mentre Pancrazi e Cecchi si fermano sul “notturno” e guardano solo all’ultimo D’Annunzio.
    Mi piace il punto di vista di Salinari perché appare più consapevole rispetto alla critica che riflette il buon senso e la razionalità della borghesia liberale dell’età giolittiana. Ha la consapevolezza delle due guerre mondiali e delle dittature; riesce a contestualizzare meglio anche il superuomo che si colloca alla fine di quella che lui definisce “dittatura crispina”, ma che infondo i libri di storia catalogano come un governo di tipo autoritario. Il Salinari riesce a contestualizzare anche il culto della bellezza.
    Quindi la critica televisiva non mi sembra inutile e continua quest’analisi che si dipanerà attraverso la storia!

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