Affari di famiglia: la dodicesima stagione dal 19 settembre su History

By on settembre 18, 2013
foto programma tv affari di famiglia 12

text-align: center;”>foto programma tv affari di famiglia 12

AFFARI DI FAMIGLIA – Non poteva mancare l’appuntamento con la dodicesima stagione di uno dei programmi più seguiti del canale History (canale 407 di Sky). La famiglia Harrison, composta da Corey detto “lo smilzo”, il papà Rick detto “la volpe” e il nonno Richard detto “il vecchio”, tornano con le loro avventure commerciali coadiuvati dall’amico di infanzia di Corey, Austin “Chumlee” Russel. Tutti insieme gestiscono il banco dei pegni più famoso d’America, il Gold & Silver Pawn Shop.

Sulla stessa scia di Affari al buio trasmesso da CieloAffari di famiglia sarà in onda dal prossimo 19 settembre ogni giovedì alle 21. Anche per questa nuova stagione vedremo in quali cianfrusaglie si imbatteranno gli Harrison. Oggetti che per molti sono stati preziosi, come pupazzi e bambole, auto d’epoca, giochi di tutti i generi, quadri, ninnoli e molto altro. Oggetti che hanno una storia da raccontare, che hanno attraversato epoche, che hanno accompagnato la vita di tanta gente comune e che ora, spesso per necessità, devono essere ceduti.

foto-1-affari-di-famiglia

Il Gold & Silver Pawn Shop è un luogo che molti americani frequentano e che sono disposti a raggiungere da varie parti degli USA. Fare affari con la famiglia Harrison è diventato ormai un must e il loro negozio è ogni giorno sovraffollato di oggetti di tutti i tipi. Corey, Rick, Richard e Austin hanno il compito di valutare ogni oggetto proposto dai clienti e stabilirne l’autenticità, proponendo un costo finale. In questo dovranno essere assolutamente lesti e dotati di grande fiuto per gli affari, altrimenti rischiano di incappare in qualche fregatura.

Un buon acquisto dipende soprattutto dalla sua trattativa, e il programma intende dare visibilità proprio a questo aspetto, tentando di ricostruire la storia di ogni articolo e il periodo storico in cui è stato realizzato. Anche le cianfrusaglie più assurde possono avere un valore unico e indiscutibile – spesso soltanto affettivo – per quanto possano essere strane o di cattivo gusto. Ed è anche l’occasione per raccontare la vita delle persone che l’hanno posseduto.

About Luca Mastroianni

E' nato a Roma ed è un giornalista pubblicista. Ha lavorato presso Legambiente e il Ministero dell'Ambiente, collaborando con agenzie e uffici stampa e occupandosi di attualità, diritti e corsi di giornalismo. Oltre alla scrittura ha grande passione per il calcio, il tennis e la musica. Della televisione ama soprattutto le serie tv degli anni Ottanta e Novanta: da Twin Peaks a La Tata, da C.S.I. a Friends, da I Griffin a Sex & the city.

One Comment

  1. Rossella

    settembre 19, 2013 at 10:49:27

    Questo successo mi lascia interdetta; sono l’unica della mia famiglia a non entrare nella logica di questi spettacoli. Ma sono davvero tanto coinvolgenti? Secondo me spiegano il successo di alcuni programmi che vanno in onda sulle generaliste. La dialettica del bene e del male che riporta sulla cresta dell’onda certi elementi dello spettacolo medievale.
    La televisione di oggi mi ricorda un argomento che non ho mai approfondito, mi riferisco ad alcune forme di spettacolo che si distinguono in due categorie; da una parte ci dovrebbero essere le “moralità” e i “miracoli” e dall’altra le “farse”: le prime hanno uno sfondo religioso/ moralistico – in linea di massima erano rappresentate da confraternite laicali- mentre le seconde avevano un carattere profano proprio come questo spettacolo, quello di Buddy e compagnia bella. Portare in televisione questo tipo di rappresentazioni potrebbe essere rischioso. Prendiamo don Matteo: il sacerdote -detective visto da questa nuova prospettiva mi convince sempre meno perché porta in scena delle citazioni molto impegnative e poco adatte ad una rappresentazione da sagra di paese. Torna il tema del giullare sia in canonica che all’interno delle forze dell’ordine. La scenografia è quella c’è poco da fare: tavoli delle osterie e sceneggiate di piazza. La piazza è un altro simbolo forte e in questo tipo di rappresentazione lo è ancora di più se perde la sua funzione istituzionale; mi sembra che nel XIV secolo questo genere ebbe un riconoscimento da parte delle istituzioni che decisero di sostenere la rinascita dell’istituto teatrale che si era disgregato nell’Alto medio evo. Portare in televisione questi format rende il nostro spettacolo sempre più provinciale. La critica dovrebbe comprendere il punto di vista dello spettatore che aderisce. Adesso lo spettacolo vive una stagione da due novembre: i professionisti dello spettacolo sono “impiegati” in ruoli marginali e proprio come allora si finisce per apprezzare chi si dimostra capace di riportare un impulso propulsivo e trainante.
    Però il leitmotiv è sempre la nostalgia: non mi sembra il massimo!

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *