La Gabbia, il nuovo talk di Gianluigi Paragone da mercoledì 11 settembre su La7: “Metterò i politici in piedi”

By on settembre 10, 2013
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text-align: center”>La Gabbia: su La7 il nuovo talk di Gianluigi Paragone da mercoledì 11 settembre

La Gabbia è il nuovo talk show di Gianluigi Paragone, in onda ogni mercoledì su La7, a partire dall’11 settembre: il giornalista transfugo da Viale Mazzini, che ha deciso di disfarsi del suo programma L’ultima parola nonostante la media lusinghiera del 10% di share nella seconda serata del venerdì  di Rai2, riparte dall’emittente di Urbano Cairo con un format che sembra ricalcare in buona sostanza quello già sperimentato con successo in Rai. Scopo del talk è portare in televisione i contrasti tra il potere politico-finanziario e i cittadini, raccontare storie di chi vive la crisi e lotta contro la burocrazia, le banche, l’inefficienza della politica, gli ostacoli da affrontare per vedere applicati i propri diritti.

La Gabbia racconterà storie prese dalle cronache locali, come ha spiegato Gianluigi Paragone durante la conferenza stampa di presentazione del programma, con la possibiltà per il pubblico di intervenire durante la puntata. In studio saranno presenti due montacarichi, una sorta di “piedistallo destinato per gli eretici“. E lo stile rock che ha contraddistinto L’ultima parola tornerà anche a La Gabbia con le performance della Skassakasta, la rock band del conduttore.  Un contesto strumentale al racconto di quella Gabbia evocata dal titolo, che Paragone definisce così:

La gabbia è quella che lo Stato ha messo attorno ai cittadini. Le sbarre sono la burocrazia, le diseguaglianze sociali, il carico fiscale da record, l’evasione. Imprenditori e lavoratori, giovani e cinquantenni, uomini e donne, sono uniti – seppur nelle reciproche diversità – nella crisi, tutti costretti alla cattività

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Obiettivo de La Gabbia è lasciare agli altri talk il “politicamente corretto”  per proporre invece tesi “scomode, eretiche“, chiamando i politici non solo a confrontarsi tra loro, ma soprattutto a “rispondere alla rabbia dei lavoratori derubati dei loro diritti e a quella dei piccoli imprenditori sempre più soffocati dalle regole assurde imposte dai governi e dall’Europa“. Perchè, spiega Paragone, “io i politici li metto in piedi, devono un pò soffrire, se lo meritano“.

La Gabbia conterrà anche momenti di satira con le incursioni di Paolo Hendel e la surreale ironia di una delle sue caricature più riuscite, il magnate berlusconiano Carcarlo Pravettoni. E poi c’è la collaborazione con Saverio Raimondo, talento comico stimatissimo e considerato da taluni l’erede di Daniele Luttazzi. Insomma, un esperimento che va nella direzione di quello che il direttore di rete Ruffini ha definito un “genere preminente” di La7, quello “dell’informazione anche mista al paradosso o satira“. Come tutti i programmmi di La7, anche La Gabbia sarà trasmesso online in diretta streaming all’indirizzo live.la7.it, mentre su www.lagabbia.la7.it saranno disponibili i video dei momenti più importanti delle puntate e le repliche integrali in alta definizione.

About ClaudiaGagliardi

Nata a Pompei nel 1987, si è laureata in Scienze della Comunicazione con una tesi sul pluralismo e l'indipendenza dell'informazione e sta per specializzarsi in Comunicazione istituzionale. Oggi si occupa delle pagine di attualità del portale Excite.it. Appassionata di giornalismo e di politica, segue con attenzione il mondo della televisione, spesso con occhio critico, soprattutto sul versante della qualità dell'informazione. Divoratrice di programmi di approfondimento e di satira, ma anche di serie tv ("Friends" e "Lost" su tutte) e di cinema, insegue il sogno di diventare giornalista professionista.

One Comment

  1. Rossella

    settembre 11, 2013 at 13:58:34

    Io trovo più incisivo l’approccio di Augias. Quest’anno mi sono fermata a riflettere sull’anniversario della scomparsa di Raul Gardini. Dal mio punto di vista è più interessante una televisione che ricostruisce delle vicende del passato; oggi vent’anni ti sembrano così tanti perché magari quell’anno è nato tuo fratello. La televisione dovrebbe essere anche questo altrimenti si rischia di avere un tempo televisivo che non restituisce il tempo della storia. Oggi si ha questa sensazione e nella vita reale non si sente il peso generazionale. Perché ruota sempre tutto intorno al momento anche quando l’opinione pubblica non sembra interessata? Sempre a parlare del Palazzo! Ma noi mica siamo dei sudditi.
    A me non piace l’espressione “tutti costretti alla cattività”. Chi costringe chi?

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