Sanremo 2014: Fabio Fazio parla delle novità e delle guest del Festival

By on settembre 20, 2013
Fazio e Jovanotti

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SANREMO 2014: FABIO FAZIO PARLA DELLE NOVITA’ DEL FESTIVAL – Si torna a parlare del Festival di Sanremo. A farlo è il conduttore, Fabio Fazio, che comincia poco a poco a distillare le novità dell’edizione del 2014. E parla, innanzitutto, delle guest che potrebbero affiancarlo. Oltre alla confermatissima co-conduttrice Luciana Littizzetto, si sono fatti nomi di Jovanotti e Fiorello. Riguardo a quest’ultimo il conduttore ha glissato, dicendo di non sapere nulla sulla sua eventuale partecipazione al Festival. Per quel che concerne Jovanotti, Fazio ha rivelato di avergli proposto di salire con lui sul palco dopo aver visto il suo bellissimo live, ma che purtroppo l’artista ha molti impegni e forse non potrà prendervi parte. “Jovanotti è in sintonia col Paese. E’ stato la colonna sonora dell’Estate e vorrei che fosse anche quella del Festival” ha aggiunto il conduttore di Che tempo che fa (dal 29 Settembre su Rai Tre).

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Ma, cos’altro ci aspetta per questa edizione 2014? Lo scorso anno il festival ha ottenuto degli ascolti clamorosi e nonostante le polemiche è stato molto apprezzato. Fazio e Littizzetto riusciranno a bissare il successo dello scorso anno? Il conduttore sa bene di come una regola per avere buoni ascolti sia cambiare timoniere per non stancare il pubblico. “Io però sono contento del lavoro che faccio e se la Rai chiama non voglio sembrare egoista” ha continuato il famoso presentatore. Pare che per Sanremo 2014 si seguirà, più o meno, lo stesso schema dello scorso anno cercando di affrontare il tutto, però, con più leggerezza soprattutto perché i linguaggi della televisione sono cambiati, dicendo che Sanremo non è come andare in guerra, ma è un programma a metà tra il trash e il popolare. “E’ necessario un cast senza stereotipi, il Festival va preso come l’Expo di Parigi dove le persone vanno per mettersi in mostra anche se dovranno dimostrarsi felici, non terrorizzati”. Dunque non ci resta che attendere ancora qualche settimana per capire cosa sarà del Festival 2014. Perché “Sanremo è Sanremo”…

About Dario Ghezzi

Dario Ghezzi nasce il 28 Giugno 1988. Fin da bambino matura la passione per la scrittura e il mondo dell’arte. Dopo il Liceo Classico si iscrive alla facoltà di Letteratura musica e spettacolo dell’Università la Sapienza di Roma laureandosi nel 2011. Nel 2012 si iscrive alla magistrale di Cinema Televisione e Produzione Multimediale dell’università Roma 3 e nello stesso anno ha frequentato una scuola di recitazione. E’ autore di tre romanzi usciti con ilmiolibro.it

One Comment

  1. Rossella

    settembre 21, 2013 at 10:15

    Il festival di Fazio non era Sanremo. Che dire? Non tutto il male viene per nuocere. Il conduttore ligure ha diversi meriti, uno su tutti è quello di aver tolto il velo dal volto di mamma rai, almeno per qualche serata; in futuro qualche ricercatore appassionato potrebbe ritornare su questa rassegna e se così fosse il nome di Fazio passerebbe alla storia senza il “potrebbe passare”. La periodizzazione è importante e bisogna trovare il momento che diventa funzionale a interpretare l’ idea della transizione.
    Da “Ho visto morire il sud” (Sisma dell’ 80) di un Moravia inviato d’eccezione del settimanale L’Espresso potremmo approdare all’esperienza del sisma del 2009 che ribalta il senso di quell’ intuizione poetica. Il sisma in Abruzzo ha ricreato unità e da quell’anno la storia d’Italia ha subito un cambiamento netto, ma anche lento: anche oggi appare come una sorta di gestazione.
    Dal 2009 a oggi ci sono diverse date da ricordare a cominciare dal festival di Fazio. Secondo me ha messo ha frutto la sua laurea in pedagogia e ha insegnato il senso del servizio pubblico.
    I comici hanno mandato in fuga tutte le verità di questi anni e alla fine ho capito che per diverso tempo l’Italia non è stata veramente unita. Io che pure ho amato la comicità della Valeri e di Bramieri non riuscivo più a leggere il pezzo di un giornalista del nord senza intravedere una punta di cinismo o di condanna.
    La Littizzetto e Crozza mi hanno fatto riconsiderare questa mia sensazione perché proprio come la Valeri e Bramieri sono degli autentici fuori classe e contribuiscono a trasmettere il senso dell’Italia unita. Sono bravi a contaminarsi con l’umorismo dei loro dirimpettai. La Littizzetto esprime l’anima del Piemonte e racconta Carla Bruni, Giletti e tanti altri; capiremo che non potrebbe riuscire in questa impresa senza colorare i suoi monologhi con qualche sfumatura un po’ mediterranea. Loro riescono a spiegare al pubblico come si ride dalle loro parti e tutto questo ha un peso perché impari a guardare in faccia ai potenti e a interpretare il loro senso dell’umorismo. Forse il sud non è rappresentato da comici altrettanto capaci di esprimere l’unità d’Italia. Infatti nella televisione di oggi lo stesso Santoro potrebbe apparire un commediante per un telespettatore del nord. Forse il nuovo linguaggio della televisione ci ha fato pensare ad un modello unico come la dichiarazione dei redditi. Un giornalista non può comportarsi come un comico e penso che Santoro o la stessa Annunziata facciano bene a conservare la loro fisionomia senza cadere nella filosofia d’amore di Claudia, un personaggio di Francesco Piccolo: “cercava di accontentare tutti quelli che sceglieva, senza accontentarli mai veramente!” Comunque lo spettacolo ha un peso non indifferente.

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