Servizio Pubblico, Michele Santoro torna su La7: nella prima puntata l’intervista a Sergio De Gregorio

By on settembre 26, 2013
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text-align: center”>Servizio Pubblico, Michele Santoro torna su La7: nella prima puntata l'intervista a Sergio De Gregorio

SERVIZIO PUBBLICO TORNA SU LA7 – Per il secondo anno consecutivo Michele Santoro torna in onda su La7 con tutta la squadra di Servizio pubblico, a partire da giovedì 26 settembre alle 21.10: riconfermati Marco Travaglio, Giulia Innocenzi, Vauro con le sue vignette e il gruppo di redattori ed inviati del programma per questa terza edizione. A Santoro, maestro del genere televisivo, tocca confermare o smentire la presunta crisi dei talk show d’approfondimento: lui che il format l’ha praticamente inventato negli anni ’80, che l’ha visto crescere e modificarsi portando in tv storie e personaggi (eccetto per il lungo periodo di censura dopo l’editto bulgaro berlusconiano) e che ancora oggi crede fermamente nella capacità del talk di stare al passo con i tempi. Non è un caso che nella prima puntata di Servizio pubblico si parlerà anche della “polemica di questi giorni sulla crisi del talk“, con la promessa che il programma “risponderà portando il docudrama in diretta“. Cosa c’è da aspettarsi dalla nuova edizione di Servizio pubblico non è ancora chiaro, ma certo è che se esiste qualcuno in grado di risollevare le sorti di un genere tv quasi affossato dall’overdose di programmi fac-simile, quel qualcuno è proprio Michele Santoro.

MICHELE SANTORO SULLA NUOVA EDIZIONE DI SERVIZIO PUBBLICO – Trovare nuovi e più originali schemi narrativi restando però sulla stretta attualità: sembra questa la sfida che attende tutti i programmi a vario titolo riconducibili all’etichetta di “talk politico”. Una sfida che Michele Santoro ha ben presente e su cui sta lavorando per la nuova stagione di Servizio pubblico in partenza su La7, come ha spiegato in una recente intervista al Fatto quotidiano:

Veniamo da due stagioni pazzesche prima con l’esperimento sulla piattaforma delle tv locali, poi con l’arrivo su La7 dove in termini di ascolto siamo stati spesso la seconda o la terza rete e, in un paio di volte, la prima. Cosa faremo? Ci saranno delle novità, nuove sperimentazioni. Proveremo a rompere tutti i ritmi del talk. Sono convinto che il mondo che raccontiamo sia destinato ad essere sconvolto da cambiamenti precisi. E a ciò dobbiamo essere preparati. É come fare surf sull’oceano cercando l’onda giusta“.

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SERVIZIO PUBBLICO, ANTICIPAZIONI PRIMA PUNTATA – Sarà una puntata d’esordio destinata a far discutere: Michele Santoro trasmetterà un’intervista a Sergio De Gregorio, ex senatore Idv passato al Pdl, reoconfesso al centro dell’inchiesta della Procura di Napoli per corruzione aggravata in merito alla cosiddetta compravendita del senatori, che vede iscritto nel registro degli indagati Silvio Berlusconi. Dopo il processo Mediaset giunto a sentenza la scorsa estate, l’inchiesta napoletana è la più temuta dal Cavaliere, tanto che nelle scorse settimane si è addirittura parlato di un presunto mandato d’arresto pronto ad essere spiccato una volta varata la decadenza di Berlusconi dal Parlamento: De Gregorio ha infatti patteggiato una condanna per corruzione confessando di aver preso 2 milioni di euro dal Pdl per far cadere il governo di centrosinistra guidato da Romanoo Prodi nel 2008. Per di più l’ex senatore De Gregorio sostiene di essere intervenuto per bloccare alcune rogatorie internazionali in Irlanda e ad Hong Kong nell’ambito del processo Mediatrade a carico di Berlusconi. Non è un caso che il titolo della prima puntata di Servizio pubblico, annunciata dal tanto contestato spot col cagnolino Dudù, sia La politica sporca. Appuntamento in diretta su La7 alle 21.10 e in streming su La7.it, Youtube e il sito internet del Fatto quotidiano.

About ClaudiaGagliardi

Nata a Pompei nel 1987, si è laureata in Scienze della Comunicazione con una tesi sul pluralismo e l'indipendenza dell'informazione e sta per specializzarsi in Comunicazione istituzionale. Oggi si occupa delle pagine di attualità del portale Excite.it. Appassionata di giornalismo e di politica, segue con attenzione il mondo della televisione, spesso con occhio critico, soprattutto sul versante della qualità dell'informazione. Divoratrice di programmi di approfondimento e di satira, ma anche di serie tv ("Friends" e "Lost" su tutte) e di cinema, insegue il sogno di diventare giornalista professionista.

One Comment

  1. Rossella

    settembre 27, 2013 at 11:10:54

    Il pubblico in studio parte con un grande vantaggio, quello di essere spettatore di un talk che non mi sembra pensato per il piccolo schermo. Forse alla radio renderebbe di più. In televisione premiano il bianco o comunque la luce e i primi piani. Le immagini finiscono per costituire l’elemento preponderante ai fini della formazione dell’opinione pubblica.
    Il videomessaggio del Cavaliere diventa paradigmatico: luminoso, didascalico e fermo sul primo piano di chi parla con la consapevolezza che per uno che parla ci sono tanti che ascoltano e devono sentirsi parte di quella discussione. Questa si chiama comunicazione istituzionale: pensiamo al messaggio del Presidente della Repubblica!
    La scenografia di Servizio Pubblico è troppo pesante e tutti quei “piani” mi ricordano certe atmosfere del “dramma liturgico” che in realtà si potrebbe considerare una sorta di melodramma. Non è il massimo per un talk! Secondo me Santoro si perde in questa dimensione, ma non è un suo limite! Se non avesse la capacità di ascolto che lo contraddistingue l’effetto sarebbe pessimo. Lui è il vero regista di se stesso, ancora mi chiedo il senso di certe inquadrature dall’alto.
    Comunque è inevitabile non cadere nel paragone con il dramma liturgico; l’ambiente architettonico è prevalente rispetto agli uomini e alle donne presenti in sala.
    I piani generano sovrapposizioni e quindi confusione, quando è finita la prima parte della ricostruzione il discorso è tornato al giornale del mezzogiorno. L’idea dello schema del dramma liturgico applicato al talk mi fa venire l’orticaria perché a questo punto subentra l’effetto della messa cantata dove tutti fanno la loro parte ma il fulcro è sempre lo stesso. E poi anche le sovrapposizioni involontarie si confondono con quelle che fanno parte dello schema. Il risultato è che si perde credibilità. A colpo d’occhio come si può rimanere indifferenti davanti a quegli elementi scenografici che rievocano la porta d’ingresso occidentale, la cantoria, la cripta e l’altare. E quella gru che vista in questa prospettiva mi ricorda l’Ufficio della Resurrezione secondo l’uso del monastero di Neubourg. Troppa retorica! A me è piaciuto, ma lo stile non mi è sembrato consono al dibattito.

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