I tutorial di Detto Fatto: Tartarughe palustri e tartarughe terrestri, impariamo a prendercene cura con in consigli di Maura Nardi

By on ottobre 18, 2013
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DETTO FATTO: PRENDERSI CURA NEL MODO GIUSTO DELLE NOSTRE TARTARUGHE – Quando si pensa di prendere in casa un animaletto domestico dalle dimensioni ridotte, che non richieda molto impegno e facile da curare si pensa immediatamente ai classici pesciolini rossi o a delle piccole tartarughe, soprattutto se in casa ci sono bambini. Ma davvero far vivere una tartaruga in casa è così facile come sembra? Quanti di voi sapevano che le piccole targarughine acquistate in qualche fiera o in un negozietto di animali possono crescere fino a diventare delle dimensioni della vaschetta stessa? Conoscete i giusti periodi per accompagnarle verso il naturale letargo? Ma soprattutto, in quanti conoscono realmente la differenza tra tartarughe palustri e tartarughe terrestri? Per rispondere a tutti i nostri interrogativi e a per darci i giusti consigli sulla crescita di questi piccoli (si fa per dire) animali domestici ci pensa la veterinaria Maura Nardi, tutor di Detto Fatto, che nella puntata odierna ha svelato tutti i segreti per far vivere al meglio le tartarughe, dal cibo da somministrargli fino all’utilizzo delle lampade UV.  

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TARTARUGHE PALUSTRI: IL GIUSTO HABITAT – Quando si tratta di tartarughe, la prima grande distinzione da fare riguarda la specie. Le tartarughe palustri, quelle classiche piccoline che si trovano in giro per fiere, nei negozi di animali ed in molte delle nostre case, per vivere hanno bisogno di acqua ad una certa temperatura (20-25°)e di rocce asciutte su cui poggiarsi. Le tartarughe di terra hanno invece bisogno di vivere possibilmente in giardino senza bisogno di acqua. Le tartarughe palustri, in genere piccole quando le si acquista, se trattate nella giusta maniera crescono assumendo dimensioni simili a quelle terrestri; non bisogna immergerle completamente in acqua ma, anzi, nella vasca in cui si decide di posizionarle c’è bisogno della presenza di un angolo di rocce asciutte dove possono riposarsi e dove cadranno in letargo. Per mantenere la giusta temperatura dell’acqua e per far si che l’animaletto sintetizzi il calcio bisogna procurarsi una lampada a raggi UV che simuli i raggi del sole, al fine di permettere alla tartaruga anche di mantenere solida la propria corazza. Entrambe le specie si nutrono di vegetali in genere, dall’insalata, a piccoli  fiori fino a piante selvatiche.

TARTARUGHE PALUSTRI E DI TERRA, IL PERIODO DEL LETARGO – Per quanto riguarda le tartarughe terrestri, invece, al momento dell’acquisto bisogna che il rivenditore ci fornisca il certificato CITES, necessario per l’identificazione dell’animale e della sua provenienza. Sul suolo italiano è vietato prelevare tartarughe terrestri in quanto specie protetta. Per farle vivere al meglio sarebbe opportuno lasciarle libere in giardino, dove possono procurarsi cibo e scavare il terreno per cadere in letargo. Infatti, entrambe le specie di tartarughe cadono in letargo, ma con modalità diverse; le tartarughe palustri per poter cadere in letargo all’arrivo dei primi freddi hanno bisogno sulla loro roccia personale di avere del terriccio in cui interrarsi, e rimanere coperti fino al ritorno di temperature più miti. Per accompagnare l’animaletto nel giusto modo verso il letargo, il padrone deve far gradualmente abbassare la temperatura dell’acqua simulando ciò che accade in natura. Le tartarughe di terra, quando crescono in giardino, svolgono autonomamente la caduta verso il letargo senza che il padrone debba aiutarle; se le si tengono in casa invece bisogna procurare all’animale una cassettina di legno riempita con del terriccio per permettergli di interrarsi. In ogni caso, quando questi animali vanno in letargo non devono essere disturbati per nessun motivo.

TARTARUGHE, COME PRENDERLE IN MANO SENZA FARSI MALE – Un ultimo accorgimento, non per importanza, va seguito quando si cerca di prendere in mano una tartaruga. Per evitare di farsi mordere dalle palustri, è necessario prenderla dalla parte posteriore del carapace dove la testa dell’animale non può arrivare. Attenzione anche alle unghie che potrebbero graffiare. Le tartarughe di terra, essendo meno irrequiete delle loro sorelle palustri, non mordono e posso essere sollevate semplicemente prendendole dal centro del loro guscio.

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About Vito Tricarico

Nato nel cuore del sud nel 1993, diplomato da non molto come Tecnico della Gestione Aziendale. Curioso osservatore con la voglia di costruirsi ogni cosa con le proprie mani, dedica il proprio tempo a dilettarsi nella scrittura, nel disegno e dare seconda vita ad oggetti comuni.

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