Masterpiece, prima puntata, Lilith Di Rosa finalista: la letteratura è (in)compatibile con il linguaggio televisivo?

By on novembre 18, 2013
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MASTERPIECE, PRIMA PUNTATA – Ieri sera, domenica 17 novembre, Rai 3 ha trasmesso la prima puntata di “Masterpiece”, il talent italiano dedicato a romanzieri emergenti. Lo scopo primario del programma  è trovare un nuovo talento letterario italiano, che riceverà come premio la pubblicazione del proprio romanzo in 100 mila copie tramite la casa editrice Bompiani. Come da ‘talent-copione’, abbiano riscontrato l’immancabile presenza di una giuria composta da tre spietati valutatori di manuali (ovvero gli scrittori Andrea De Carlo, Giancarlo De Cataldo e Taiye Selasi) e di un coach che ha avuto il compito di introdurre i guidare i concorrenti, Massimo Coppola.

MASTERPIECE, COPIA DEI TALENT CHE LO HANNO PRECEDUTO? Una domanda però sorge spontanea dopo la messa in onda della prima puntata: può la letteratura adattarsi al trash-style del format di un talent televisivo? Salvo rari momenti quasi piacevoli, possiamo affermare che sicuramente la risposta è no. Da “Masterchef” ad esempio, oltre che il nome, sembra derivare anche l’approccio dei giudici nei confronti degli autori dei romanzi presentati (smontati come piatti preparati male, De Carlo vs Carlo Cracco). 

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MASTERPIECE E LA SPETTACOLARIZZAZIONE DELLA PAROLA SCRITTA – Inoltre il programma risulta piuttosto ispirato a molti dei suoi predecessori: il coach ricorda “The Voice”; la giuria che mette alla prova e critica senza pietà gli scritti analizzati (scelti da loro, viene da chiedersi dunque, perché selezionarli?) è come quella già vista appunto in Masterchef; l’estremizzazione della personalità degli autori prescelti (tra gli altri un ex-carcerato e una ex-anoressica che ha tentato il suicidio) è tipica della preferenza per il caso umano alla Grande Fratello; mentre le audizioni e il montaggio rimandano senza dubbio e X-Factor. Il punto fondamentale inoltre è il seguente: pur dando atto all’innovatività dell’idea di fondo (mai sperimentata prima d’ora nella tv italiana) Masterpiece è una vera e propria “spettacolarizzazione del linguaggio letterario”, solo in rari casi compatibile con quello televisivo. “Uno scrittore deve saper scrivere anche con una pistola puntata alla tempia” ha dichiarato ad un certo punto della competizione il giurato Giancarlo De Cataldo: questa considerazione potrebbe essere corretta ma non se applicata alla gigliottina del timer-tv. Se  i quattro concorrenti rimasti in gara infatti, non si sono dimostrati all’altezza del compito loro assegnato dopo un’uscita a sorpresa dalla quale hanno dovuto abbozzare una lettera, la colpa è di certo imputabile al tema loro assegnato e all’ansia provocata dalla competizione di fronte alle telecamere. Analizzando fase per fase la prima puntata dunque, possiamo dire che le audizioni iniziali non sono per niente arrivate a noi spettatori: pochi secondi di lettura e la severissima opinione dei giudici, visti da fuori sono sembrati incomprensibili e spesso fuori luogo. Passando alla fase successiva, l’unica parte meno noiosa del resto è risultata quella relativa alle uscite a sorpresa dei finalisti Antonio Landino, Marta Zanni, Romina Questa e Lilith di Rosa, con conseguente prova di scrittura. Infine, il viaggio in ascensore con Elisabetta Sgarbi – responsabile Bompiani che avrà il compito di pubblicare il romanzo d’esordio del vincitore del talent – nel corso del quale i due contendenti hanno dovuto convincere l’editore a scegliere il proprio romanzo in meno di un minuto, è apparso piuttosto scontato e forzato.

I GIUDICI, IL COACH E IL PRIMO FINALISTA, LILITH DI ROSA – Parlando dei giudici, come già detto De Carlo è il Cracco di Masterpiece, meno severi e più naturali sono invece apparsi i colleghi De Cataldo e Selasi. Nel ruolo del coach (seppur ormai inflazionato) però Massimo Coppola ha dato un piccolo contributo al programma: il conduttore è tornato ad essere preciso, ironico ma mai indiscreto, proprio come ci aveva abituati nel suo programma realizzato anni fa per MtvAvere 20 anni”. A trionfare nel corso della serata di ieri infine è stato il 34enne romano Lilith Di Rosa, un ragazzo dalla penna bukowskiana che ha scritto il romanzo “Russian Roulette” e ha convinto gli esaminatori: come lui altri 11 finalisti si aggiudicheranno altrettante puntate, oltre che la possibilità di vedere il proprio libro in tutte le librerie. L’appuntamento con la seconda puntata di “Masterpiece” è per domenica prossima 24 novembre dalle ore 22.50 su Rai 3.

About Mara Guzzon

Nata nei pressi di Lodi, si è laureata in Scienze e Tecnologie della comunicazione presso lo IULM di Milano. Nella stessa città ha frequentato il Master in Giornalismo e critica musicale del CPM Centroprofessionemusica e ha iniziato ad intraprendere i primi passi nel mondo del giornalismo scrivendo e fotografando. Appassionata di musica, cinema e televisione, attualmente collabora con siti appartenenti al settore dell'intrattenimento e con una web radio.

One Comment

  1. Rossella

    novembre 18, 2013 at 17:54

    Mi sembra l’ultimo dei problemi. Piuttosto direi che è incompatibile con l’identità di una rete che sembra schierata politicamente (a sinistra, ndR) anche quando, a onore del vero, non è così. Si tratta di una rete di nicchia proprio perché ha come oggetto lo studio inteso come approfondimento di un tema delimitato, di carattere critico, biografico o storico. Augias è il decano del gruppo, guardare a lui significa pensare che si può parlare di tutto senza un contraddittorio, l’importante è il distacco intellettuale. Chi non ricorda le puntate dedicate a Lady D piuttosto che a Gianni Versace? Diciamo che il saggio è la seconda pelle di Raitre, la scrittura creativa è un andare oltre la promozione di questo o quel best-seller che in ultima battuta regala a questa rete il sapore del dibattito. Che dire? A me sembra una biblioteca.
    Diciamo pure che non esiste una scuola di scrittura diversa dalla scuola dell’ascolto. Per il resto: chi vivrà vedrà!

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