Michael Bublé a Milano: un grande show, un mix di musica ed eleganza

By on gennaio 28, 2014
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MICHEAL BUBLE’: UNO SPETTACOLO DA ELEGANZA MAGISTRALE. Micheal Bublè, il crooner canadese di origine italiana scalda il Forum di Assago nel primo dei due concerti da tutto esaurito (18 mila spettatori paganti). Tra il pubblico giovanissime fan adoranti e gente più adulta. E lui ripaga le attese: 24 pezzi interpretati in modo magistrale, gag ed emozioni. Una lunga tenda con le sue iniziali a coprire il palco, le note di Rhapsody in Blue di George Gershwin e poi, dopo un’esplosione, l’entrata in scena intonando Fever. Comincia così il primo dei due concerti italiani del To Be Loved Tour di Michael Bublé – due date da tutto esaurito al Forum di Assago, ieri e oggi, per oltre diciottomila paganti – uno show magnificamente cucito addosso al ragazzo che in molti consideravano troppo giovane per un genere tanto vecchio come lo swing. Ora invece, a trentotto anni, il canadese d’Italia (il nonno era di Preganziol, provincia di Treviso) si ritrova con venti milioni di dischi venduti e un pubblico di fan sugli spalti che abbraccia tre generazioni, dalle ragazzine adoranti sotto il palco ai sessantenni nostalgici dell’età dell’oro di Frank Sinatra.

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ABBIGLIAMENTO IMPECCABILE. Smoking d’ordinanza, papillon e scarpe lucide, Bublé è uno spettacolo nello spettacolo, sintesi di mezzo secolo di storia della musica, un perfetto cerimoniere dal gusto vintage che tiene il palco con grande intelligenza e che ha studiato a memoria – e si vede – i suoi miti: i continui ammiccamenti al pubblico presi da Dean Martin, le mosse di Tony Bennett, lo stile impeccabile e il controllo vocale di Frank Sinatra, e non solo, perché è evidente anche la lezione dell’Elvis dello speciale tv del 1968.

UNA SINTESI DELLO SPETTACOLO MILANESE. Alle spalle di Bublé, una band che gira come un meccanismo perfetto e un impianto scenico pregevole che utilizza pochi effetti, ma nei punti giusti (il megaschermo si trasforma in un cielo su It’s a beautiful day e in un banco di nuvole su Cry me a river). Scaletta lunghissima (24 pezzi) con un Bublé generoso che non si risparmia mai, gioca con i musicisti, infila una gag dietro l’altra da perfetto showman (“Applaudite la mia band, perché senza di loro farei solo del karaoke“) ed è sempre attento a rimanere fedele al motto del guru Sinatra: “Qualunque cosa si dica su di me non ha importanza, perché quando canto, cerco di essere sempre sincero“. E infatti Bublé prima si commuove su Close your eyes e Home (“Questa la dedico a voi, se non fosse per l’Italia non sarei mai nato“) e poi, dopo aver fatto ballare i novemila in delirio con Save the last dance, decide di chiudere lo show con A song for you: “Questo pezzo lo ha scritto quel genio di Leon Russell” conclude il cantante “ed è una canzone perfetta per un momento come questo“. Ultimo colpo di scena: sull’ultima strofa, Bublé chiede al pubblico di fare silenzio e canta senza microfono, a cappella, un attimo prima di uscire di scena tra le urla della gente.

About Daniel D'Agostino

Nato a Palermo nel 1992. Diplomato al Liceo Classico ed attualmente studente alla facoltà di Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Palermo. Solare e socievole, fin dalla più tenera età ha dimostrato propensione per il mondo della musica, dello spettacolo e della televisione. Ambizioso e intraprendente, la sua più grande passione è il canto e viaggiare.

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