Che tempo che fa: George Clooney-Matt Damon-Jean Dujardin, Elio e Daniela Bongiorno ospiti. Puntata del 9 febbraio

By on febbraio 10, 2014
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text-align: justify”>George Clooney ospite a Che tempo che faULTIMA PUNTATA DEL TALK SHOW PRIMA DELLA PAUSA SANREMESE. Tutto pronto per la puntata domenicale di Che tempo che fa, condotto da Fabio Fazio con la collaborazione di Filippa Lagerbäck. La trasmissione si apre come di consueto con lo spazio del meteorologo e climatologo Luca Mercalli che, riallacciandosi alla Giornata nazionale contro lo spreco alimentare del 5 febbraio, parla del ritorno in auge degli orti domestici. Ripercorrendo in un excursus linguistico-artistico la storia dell’orto, dall’antica Grecia alla Casa Bianca, Mercalli fa riferimento ai progetti esistenti in molte città italiane e agli orti didattici attivati in diverse scuole, per arrivare infine all’illustrazione di un orto che diventerà famoso almeno quanto quello di Michelle Obama, l’orto sul balcone di Luciana Littizzetto.

GEORGE CLOONEY, MATT DAMON E JEAN DUJARDIN, I MONUMENTS MEN. Reduci dalla première a Berlino del loro Monuments Men, nello Studio 3 di corso Sempione arrivano come un fiume in piena i tre premi Oscar, tutti presentati da Fazio come il più grande attore di Hollywood. La prima domanda di Fazio è per Dujardin: Com’è lavorare con questi attori americani? «Vuoi la verità? è semplice. George è molto teso, strutturato, preparato a monte perché poi ci si possa divertire durante le riprese. A livello personale invece lo conosco bene, è infrequentabile», conclude scherzando l’attore francese, vincitore dell’Oscar nel 2012 per The Artist. Si aggiunge anche Matt Damon: «Siamo stati un po’ intimiditi, spaventati a lavorare con George. Uno dei migliori registi con cui abbia mai lavorato. È frustrante essere suo amico perché ha molti talenti, mi ricorda Soderbergh e Spielberg che girano in una sola ripresa e non fanno montaggio.»

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Clooney, che è anche regista e sceneggiatore del film, racconta di questa storia di guerra che ha il sapore del film di truffa, genere che ha frequentato spesso nella sua carriera davanti e dietro la macchina da presa, da Ocean’s Eleven ad Argo: «Più che di guerra, parliamo di un grande furto». Il soggetto è tratto dal romanzo di Robert M. Edsel Monuments Men. Eroi alleati, ladri nazisti e la più grande caccia al tesoro della storia e riprende la vicenda del Monuments, Fine Arts, and Archives program, una task force preposta al recupero delle opere d’arte saccheggiate dai nazisti. A Fazio ha ulteriormente raccontato: «Il mio co-sceneggiatore comprò per caso il libro in aeroporto me lo sottopose come idea. Io pensavo di sapere tutto della seconda guerra mondiale, è stata una storia che mi ha sorpreso». Sul valore dell’arte in rapporto al valore della vita, Damon afferma: «Il mio personaggio è quello di un curatore di mezz’età che viene trascinato in questa missione per salvare delle opere d’arte. Queste sono persone che rischiano la vita per l’arte.»  Dujardin: «La missione è stata molto utile ma anche un po’ ingenua; una missione che, come il film, ha aperto una breccia, ci possono essere anche altre opere d’arte da recuperare.» Clooney: «Hitler stava rubando la nostra storia, non gli bastava uccidere delle persone. Bombardare i musei e le opere d’arte significa distruggere la storia.» Al francese, Fazio chiede delle differenze nella recitazione di americani ed europei. «Si arriva molto umili in questo progetto, era solo il mio secondo film americano ed era un film con un cast eccezionale. In Francia siamo più intimi, magari anche più rompiscatole. In alcune scene ero un po’ intimidito, George mi ha chiesto di essere più spontaneo e io mi sono davvero sentito Jean Claude Clairmont.» Dujardin parla dei suoi grandi modelli: Gene Kelly per l’energia, Gassman per l’azione nelle commedie, per come riusciva a riempire lo spazio, Clark Gable per i baffi in The Artist. Matt Damon racconta uno degli scherzi di George Clooney sul set, che riguarda Nick, il padre dell’attore/regista: «Suo padre ha interpretato il ruolo di George da vecchio in una bellissima scena piena di luce, poi c’è la dissolvenza in nero e il cartello In memoria di Nick Clooney. Quando l’ha visto, suo padre gli ha chiesto spiegazioni e lui: “Il film uscirà tra sei mesi, non si può mai sapere…”»

“LUCIANINA” TRA ATTUALITÀ E SANREMO. La Littizzetto arriva in studio sul finire dell’intervista ai tre Oscar, definendo gentilmente Fazio «una fetta di mortadella in una gioielleria» e supplicando Clooney di portarla via con sé, «ché io mica dico a tutti “Oh, c’è Clooney” come quella str…za della pubblicità, al massimo dico “Oh, c’è di là Brignano con la Lavazza!”». Rimasta sola per il suo consueto spazio a ruota libera, tocca tutte le notizie principali della settimana. La prima invettiva è di carattere più universale, contro la truffa delle pubblicità nei tg delle televisioni commerciali. Inevitabile l’accenno alle novità su Balotelli, come all’attualità politica, sponda Casini. Gran finale sulla vicenda dell’ASL di Gallipoli che richiedeva alle pazienti di ginecologia di presentarsi in gonna e autoreggenti: «Agli uomini che si facevano la visita per la prostata cosa chiedevano, di presentarsi col kilt e già piegati?» Segue un ulteriore spazio dedicato alla Littizzetto in funzione Sanremo: una sorta di auto-intervista doppia Fazio-Littizzetto, con domande e risposte a vicenda. Chi bacerai quest’anno?  Chi hai impagliato quest’anno? Chi è il patrono di Sanremo? Quest’anno posso unire il duetto con Carlà e il coro dell’Armata russa e dirigere il coro delle premières dames di Francia che grazie a Hollande sono una decina? Come ci si sente a essere Stanlio e Ollio nella stessa persona? Pensi di riuscire a uscire dal tunnel della parolaccia a Sanremo?

ELIO, DANIELA BONGIORNO, MASSIMO GRAMELLINI. Dopo una premessa sull’Elio meno noto, laureato in ingegneria e presidente di una squadra di basket, si entra nel viale dei ricordi sanremese, a partire dalla recente partecipazione di Elio con la Canzone monotona.  «Io voglio bene a Sanremo, voglio bene alle cose brutte. Non è trash, è proprio brutto in generale. In Italia si fanno canzoni brutte da tanto tempo, tranne la nostra. Da dove nasce l’esigenza del travestimento? Quando ho intravisto la possibilità di “scendere in campo” ho pensato fosse una vergogna quando le persone sul palcoscenico sono noiose, io volevo intrattenere e voglio che ci divertiamo noi per primi sul palco.» Gramellini ricorda un aneddoto dal dopofestival di Sanremo ’97, quando Elio millantò a Bruno Vespa che il nome del gruppo nasceva dalla fusione di due gruppi, il filocomunista Elio e l’est e il filoellenico Ori e teseo. La testimonianza di Daniela Bongiorno, moglie del defunto Mike: «A lui fare televisione veniva facile, ma arrivava a Sanremo più preparato, anche se sempre con uno spirito da bambino. Magari faceva le scale due volte per arrivare con l’adrenalina. Diceva “allegria” e andava tutto bene. La statua a Mike che hanno fatto a Sanremo è consumata, la toccano tutti, come se fosse di un santo, anche i ragazzi che devono dare gli esami…» E i primi piani sulle reazioni alle sue parole di Elio sono tutto un programma. L’appuntamento con Che tempo che fa è per il prossimo 23 febbraio alle 20.10.

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