Aldo Grasso su Maria de Filippi: “Rappresenta un’Italia arcaica”

By on marzo 24, 2014
Maria De Filippi rappresenterebbe un'Italia arcaica

Maria De Filippi rappresenterebbe un'Italia arcaica

LE VITTORIE DI “C’È POSTA PER TE” – Per tutte le nove puntate di messa in onda, C’e posta per te è risultato il programma più seguito del sabato sera. Come da anni, d’altra parte. Soltanto nella puntata di sabato scorso, con “Il meglio di”, la de Filippi ha perso (comprensibilmente) contro il principale concorrente, il baby-talent di Raiuno Ti lascio una canzone. A far da contraltare a quest’ultima sconfitta, basti ricordare i dati d’ascolto della nona e ultima puntata del people show, che ha registrato il 26.05% di share, pari a 5 milioni 564 mila telespettatori. Da sabato prossimo, invece, partirà il serale di Amici, già registrato oggi. Sulle ragioni del successo di programmi che seguono il “brand“-De Filippi si è parlato molto (a ragione e a torto), ma c’è sempre un critico cui i lavoratori dello spettacolo fanno riferimento: Aldo Grasso.

LE CRITICHE DI GRASSO SUL CORRIERE – Nella rubrica A fil di rete, il critico televisivo si lancia in un’ennesima analisi del fenomeno C’è posta per te. Non è certo la prima volta che Grasso parla della “Sanguinaria”. E non è certo la prima volta che la sua analisi risulta puntuale, tanto più che la stessa de Filippi, in una passata intervista, ha dichiarato che, talvolta, si trova in accordo con quanto legge di Grasso sul Corriere della Sera.

“‘C’è posta’ è l’espressione più compiuta dell’estetica e dell’ideologia della Maria De Filippi Spa, il programma di cui la sua ideatrice e conduttrice va più orgogliosa […]. Nel suo tessuto narrativo convivono alto e basso, si passa dall’eleganza di Charlize Theron (ma quali cifre potranno convincere i divi holliwoodiani a patrocinare le storie d’amore e le sfighe di ‘C’è posta’?) a beghe familiari di quarta categoria, che danno il senso di un’Italia ancora molto arcaica”.

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MODERNITÀ, QUESTA SCONOSCIUTA – Ripetitivo sulla descrizione della modalità di conduzione e, quindi, di rappresentazione delle storie, Grasso fa cenno alla prima storia omosessuale trattata nel programma (dopo un primo pallido tentativo un po’ sfuggito di mano ad un’inesperta Maria negli anni Novanta ad Amici prima versione, N.d.R.).

“A dare una spruzzata di modernità è arrivata quest’anno la prima storia dedicata ad un amore omosessuale […] benedetta in onda da Laura Pausini. […] [La de Filippi] dà voce ai sentimenti di chi non possiede le parole per esprimerli (trasforma i soggetti in oggetti), riconcilia e riunisce senza mai prender troppo le parti di nessuno, una specie di ‘fredda’ mediatrice familiare televisiva.”

“C’È  POSTA” COME IL TEATRO DEI SENTIMENTI – Dalle parole di Grasso, si possono trarre delle riflessioni. La trasmissione del sabato sera di Maria de Filippi è probabilmente la più teatrale dell’attuale panorama televisivo italiano. Come un deus ex-machina, la padrona di casa interviene soltanto quando sa di poter orientare la scelta dell’indeciso: “Apriamo la busta?”. Il suo scopo è far riconciliare, o, almeno, provarci. Il tutto, quest’anno, condito dalla partecipazione del pubblico a fare da coro greco. Durante la lettura delle solite lettere strappalacrime (palesemente scritte dalla stessa mano, e non certo da chi scrive alla trasmissione), compaiono i motivi ricorrenti che hanno contribuito a creare la liturgia di C’è posta. Una volta, mentre la de Filippi leggeva una lettera in cui la nonna voleva fare una sorpresa alla nipote, raccontandole che quand’era piccola, la bambina giocava spesso con un orsacchiotto, ciascun membro del pubblico ha indossato una maschera (di dubbio gusto) rappresentante il volto di un orsacchiotto; un’altra volta, a voler rappresentare il mare, il pubblico si è messo a sventolare delle lunghe strisce blu (sacchetti di plastica formato maxi?). Insomma, un pubblico “social“.

Maria de Filippi sa fare televisione, è innegabile. Consderato il suo potere mediatico, però, potrebbe addirittura permettersi di “irritare” il pubblico da casa, cercando di orientarne le scelte stilistiche ed estetiche verso baratri meno profondi.

About White Gold

Nato in un soleggiato mercoledì del 1990, dopo la maturità linguistica e una Laurea binazionale in Lettere, sto studiando Comunicazione e Culture dei Media. L'interesse per il mezzo televisivo è soltanto uno dei motivi che mi spinge a scrivere per questo blog, oltre a farmi intraprendere alcune esperienze nello studio di casi di comunicazione sociale alla Rai.

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