Braccialetti Rossi, ultima puntata a lieto fine tra silenzi e non detto: quando buttarsi aiuta a salvarsi dal baratro

By on marzo 3, 2014
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BRACCIALETTI ROSSI, UN’ULTIMA PUNTATA A LIETO FINE FATTA DI GESTI E SILENZI – Termina tra sorrisi e parole serene l’ultima puntata di Braccialetti Rossi, conclusasi ieri con molti cambi di rotta (QUI il riassunto della puntata) che hanno completamente rimescolato le carte in tavola; le situazioni vissute dai sei ragazzi costretti a vivere nelle quattro mura di quell’ospedale hanno trovato una strada diversa, forse predestinata, come fatto intendere dalle parole del saggio Tony, ragazzo speciale, ma acuto nel ragionare. L’ultima puntata si è mossa su molti non detto, tra occhi, mani e gesti che hanno raccontato ciò che le parole difficilmente riuscirebbero ad esprimere con la stessa intensità, sorrisi ripaganti di lunghi pianti e scelte difficili piene di responsabilità contraccambiate con intere vite salvate. Una puntata dall’inusuale lieto fine quella andata in onda ieri sera, lieto ma non banale, capace di colmare quei vuoti lasciati da morti improvvise e sonni profondi, ed anche quelle mezze verità occultate come l’amore tra Leo e Cris, evidente sin dalle prime scene ma lasciato in bilico fino all’ultimo secondo, quasi in un non volersi abbandonare per paura di aggiungere sofferenza a sofferenza. 

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BRACCIALETTI ROSSI, UNA NUOVA VITA NASCE PER ATTUTIRE UNA DURA SCOMPARSA – Le avventure un po reali, un po romanzate, dei sei protagonisti di quella che, più che una semplice fiction, si è rivelata essere un vero fenomeno social-mediatico, si sono concluse ricolmando ogni piccolo grande intoppo che ha minato l’unione dei Braccialetti Rossi, sfaldatasi con l’imprevista morte del piccolo Davide e che sembrava si stesse trascinando verso la deriva con i molti adii previsti o voluti. Una linea di continuità con gli insegnamenti lasciati dal saggio dottore, custode delle 7 regole per essere felici, la si è notata anche con gli eventi raccontati ieri sera, dove ad una grande perdita come può essere quella di un figlio ne consegue la nascita di un nuovo essere umano, figlio di quegli stessi genitori che solo pochi giorni prima videro il proprio bambino salire in cielo per riunirsi con la madre naturale che tempo prima lo aveva abbandonato. Una perdita che in ogni caso non può essere ricolmata con un nuovo bambino, ma una nuova nascita che riavvicina una coppia unita anche grazie a quel piccolo essere umano volato via, coppia che ora trova nuovo senso nello stare insieme con questo piccolo frutto dell’amore.

LEO E CRIS SI DICHIARANO QUELL’AMORE TENUTO NASCOSTO PER TROPPO TEMPO – Tanti i non detto, non tutti compresi dai protagonisti, ma comprensibili dallo spettatore che ha intuito da una semplice mano sulla pancia la meraviglia della nascita di una vita, e da un semplice scambio di sguardi l’attrazione fisica e mentale tra due ragazzi, troppo impauriti o forse troppo orgogliosi per ammettere a se stessi e tra se stessi i sentimenti covati per tanto tempo. Cris, la ragazza del gruppo, non è riuscita con sguardi, sorrisi e silenzi a far capire a Leo quello che provava dentro di se, mentre Leo ha nascosto con ogni mezzo quello stesso sentimento che ricambiava. Eppure, se le perdite possono essere delle conquiste, anche in questo caso a rimettere ordine tra i sentimenti è servito che Cris lasciasse Vale e che quest’ultimo litigasse con Leo, come in una distruzione di puzzle con pezzi messi al posto sbagliato ricostruito poi nella maniera corretta, con il risveglio delle amicizie e lo sbocciare di un’amore.

AD UN PASSO DAL BARATRO, BUTTARSI E’ L’UNICA SOLUZIONE PER TORNARE A VIVERE – Infine, un’altra immagine forte ha delineato con precisione la regola delle perdite come conquiste; perdere la memoria, subire danni al cervello e finire in quel limbo dove il piccolo Rocco si trova da otto mesi ha fatto in modo che un anziano conoscitore della vita, Nicola, desse al piccolo bambino in coma la giusta indicazione per tornare nel mondo dei coscienti. Sembrava che entrambi stessero per morire, ma è stata invece una sorta di transizione momentanea per permettere al piccolo Imprescindibile di trovare il coraggio perduto, o forse mai avuto, e risalire “a cavallo” della piattaforma più alto dove ha rischiato di perdere la vita, ma da dove, gettandosi un’altra volta, ha riconquistato la capacità di aprire gli occhi, di parlare, di toccare, di esprimere sentimenti. Da quella piattaforma su cui Rocco ha rischiato di perdere la vita, questa volta la vita l’ha ritrovata. Simbologie intense ma elementari in un alito di ottimismo che faremmo bene a ritrovare anche noi, dentro di noi. Sul baratro, più o meno, ci siamo tutti, ciò che manca è trovare il coraggio di buttarsi per riprendere in mano le nostre vite. Watanka.

About Vito Tricarico

Nato nel cuore del sud nel 1993, diplomato da non molto come Tecnico della Gestione Aziendale. Curioso osservatore con la voglia di costruirsi ogni cosa con le proprie mani, dedica il proprio tempo a dilettarsi nella scrittura, nel disegno e dare seconda vita ad oggetti comuni.

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