Giass: quando alla satira servirebbe più cattiveria

By on marzo 18, 2014
Giass: Ricci è troppo "buono" per la satira cattiva

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UN ESORDIO APPANNATO – Le critiche, come al solito, si sprecano: il linguaggio sarebbe inadeguato al panorama televisivo contemporaneo, sarebbe stata sbagliata in pieno la “declinazione” della trasmissione, il programma non sarebbe abbastanza incisivo e graffiante. Insomma, benché domenica scorsa Giass avesse una forte concorrenza su Rai 1 (e così sarà per le prossime quattro puntate), i dati d’ascolto dello show ideato da Antonio Ricci e condotto da Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu hanno, se non bocciato, almeno sospeso il giudizio sulla trasmissione fino alla prossima puntata. Domenica scorsa, infatti, la prima parte dello spettacolo è stata vista dal 12,02% dei telespettatori e la seconda ha totalizzato il 10,44%.

“IL TEMPO”: RICCI È TROPPO BUONO PER LA SATIRA CATTIVA – In un articolo apparso stamattina su “Il Tempo”, Massimiliano Lenzi propone un’analisi delle ragioni per cui il nuovo programma firmato da Antonio Ricci non ha funzionato (né, probabilmente, riuscirà a decollare nelle prossime puntate). Giass sarebbe un programma “nato vecchio e senza crudeltà”, a cui due conduttori “buoni” come Luca e Paolo, identificabili di primo acchito con Camera Café e il Festival di Sanremo condotto da Morandi, non avrebbero affatto giovato. La bontà dilagante, incarnata da “Andy Luotto, a fare il sordomuto e Pino Caruso a fare il siciliano saggio, presidente dei satirici”, avrebbe ancor più giocato a sfavore del buon confezionamento della trasmissione.

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ELOGIO DELLA CATTIVERIA – Per il giornalista de “Il Tempo”, Antonio Ricci avrebbe sbagliato l’approccio alla satira, che esigerebbe “un rigore ed una frequentazione superiori alla bontà e alla routine [perché] la cattiveria è liturgica e religiosa, non può indulgere alla maniera, alla citazione, alla ripetizione di se stessi”. Infatti, un clima di ibridazione tra Striscia la Notizia e il Drive In è stato piuttosto palpabile. Peccato che dal Drive In, programma innovativo nel panorama della nascente Fininvest degli anni Ottanta, siano passati trent’anni. Appare condivisibile la riflessione di Lenzi, per cui Ricci sarebbe stato fedele a se stesso, ma non ai tempi che corrono. “La declinazione tra il vintage e il ricordo”, quindi, non sarebbe stata azzeccata alle necessità dello spettacolo.

MANCA L’ADEGUAMENTO DEL LINGUAGGIO – Il lato social della televisione – alimentata dal web, oltre che da se stessa – è quello che mancherebbe a Giass. Si tratterebbe, essenzialmente, di un problema di linguaggio. Internet spiazza per la velocità, ma, soprattutto (per fortuna solo a volte), per la ferocia. Al di là di questo, però, difficilmente Giass potrebbe prestarsi ad essere un programma fortemente innovativo, a meno che non ne venga stravolta la struttura e, quindi, l’identità. Condizione onestamente poco realizzabile nell’arco di poco tempo, soprattutto se ci si riferisce ad un programma che si presenta con il carattere consolatorio di chi resta fedele al proprio modello, per quanto l’adesione a tale modello enfatizzi il suo aspetto di forte “differita” dalla contemporaneità.

About White Gold

Nato in un soleggiato mercoledì del 1990, dopo la maturità linguistica e una Laurea binazionale in Lettere, sto studiando Comunicazione e Culture dei Media. L'interesse per il mezzo televisivo è soltanto uno dei motivi che mi spinge a scrivere per questo blog, oltre a farmi intraprendere alcune esperienze nello studio di casi di comunicazione sociale alla Rai.

One Comment

  1. Federico Guglielmo

    settembre 1, 2014 at 11:21

    Addio, Giass – Great Italian Association! La satira finto-cattiva deve morire!

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