Le invasioni barbariche del 19 marzo, ospiti Flavio Briatore, Fabrizio Gifuni ed Enrico Bertolino

By on marzo 20, 2014
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text-align: justify”>FLAVIO BRIATORE A LE INVASIONI BARBARICHE. Tra gli ospiti di questa ottava puntata de Le invasioni barbariche c’è proprio l’imprenditore 63enne, giudice del talent show targato Sky The Apprentice.  Il “Boss”, fresco di festeggiamenti per il compleanno del figlio Nathan Falco, 4 anni, e per la festa del papà. Diventare papà mi ha reso più responsabile. Ho un’altra vita, cambiamento molto positivo, fase nuova, sono persona molto curiosa e sono curioso di vedere come va a finire. E come imprenditore? Va benissimo, ho un team molto solido, collaboratori molto buoni che sono con me da dieci anni. Per me lavorano 1500-1800 persone in tutto il mondo, di cui conoscerò forse il 30-40% tra Milano, New York, Miami e il Kenya. L’Africa è come da noi 30 anni fa, c’è uno sviluppo enorme, mentre l’Europa è ferma. “Cosa consigli a un ragazzo che si sta per iscrivere all’università?” Andare nei paesi in via di sviluppo, adesso l’unica cosa che costa poco è viaggiare… ci sono troppi laureati e troppa poca gente che lavora. La gente non deve stare seduta ad aspettare il lavoro perfetto. Io all’inizio ho fatto il cameriere, il maestro di sci… qualunque lavoro si faccia, l’importante è farlo bene. Alla Bignardi che gli chiede dei frequentatori del Billionaire, Briatore risponde: erano tutti clienti, logicamente dei clienti particolari, ma erano conoscenti: l’amicizia è un’altra cosa. I miei migliori amici sono altri, non sono famosi, compagni di scuola… Non ho amici famosi, se non Luciano Benetton, Bernie Eccleston e Daniela Santanché. Sulla Formula 1: Siamo molto fragili, ogni giorno è importante, c’è un momento nella vita si deve pensare alle banane mature. Le macchine per me sono sempre state un prodotto. Per vincere con quel prodotto bisognava… Un manager può seguire qualunque prodotto perché un manager deve gestire le persone. Naomi è stata una storia importante, ma ormai è quasi dieci anni che sono con Elisabetta. Bella anche lei anche perché sta con me, una donna felice è una donna bella. Da ragazzino vivevo in mezzo alle montagne, in casa non avevamo la televisione, ma ho sempre pensato che avrei fatto qualcosa di importante. Per un uomo la bellezza conta un po’ meno che per una donna, io poi non sono mai stato timido, sempre padrone di me stesso, avevo la certezza di essere qualcuno che avrebbe fatto qualcosa. A scuola ero capoclasse, deciso dai miei compagni, sono sempre stato un leader. Su The Apprentice. Adesso c’è la finale, dal 4 aprile inizia su Cielo. Mi prendo a lavorare il vincitore o la vincitrice, Francesco che ha vinto l’anno scorso l’abbiamo riconfermato. Questi ragazzi, se si riesce a togliere la parte teorica, sono bravi. Francesco è rimasto sei mesi in Kenya per la costruzione di un resort e se l’è cavata. Sulla politica: Matteo Renzi credo sia una persona molto coraggiosa, infonde ottimismo, venivamo da due che quando parlavano sembrava che l’Italia dovesse essere assorbita dalla Corsica. Non mi è piaciuto che non sia passato per le elezioni, è stato un po’ impaziente, gli italiani hanno il diritto di votare. In Italia non credo ci sia una destra o una sinistra, deve esserci una persona che governi bene. La sentenza su Berlusconi mi sembra una cosa molto umiliante, mi sembra molto difficile, un certo tipo di giustizia non è quella che si pensa… credo che lui abbia una calamita che attrae tutte le persone più sbagliate. Credo che lui e la Pascale siano innamorati, andrebbero lasciati più tranquilli.

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FABRIZIO GIFUNI PRESENTA NOI4. Un’altro racconto di padri e di figli anche nell’intervista con Gifuni, che presenta il suo nuovo film, in uscita il 20 marzo, Noi 4. Nella commedia, seconda opera di Francesco Bruni dopo Scialla!, Gifuni interpreta il personaggio di un padre un po’ cialtrone, oggetto di adorazione della figlia ma allergico al lavoro. Gifuni racconta del lavoro di attore e della sua passione per le voci, ivi compresa quella, a suo dire ipnotizzante, del Boss appena uscito dallo studio. La voce è l’anima delle persone, studiare le voci è rubare l’anima alle persone, gioco bellissimo ma un po’ anche spaventoso, eccitante ma serio. Io ho studiato giurisprudenza, ho capito tardi di voler fare l’attore, continuavo a studiare per crearmi degli ostacoli e poter capire se era una cosa seria. Ho recitato per la prima volta a quindici anni, per un laboratorio di inglese a scuola recitavamo Romeo e Giulietta e ho provato una sensazione che si avvicinava alla felicità. Su Noi 4: Commovente l’idea della felicità perduta della famiglia unita che poi si è divisa. È un film in cui si ride molto, anche grazie a Ettore che porta una dose di alleggerimento.

Maniaco dell’ordine non lo sono, ma l’ordine mi aiuta a trovare un po’ di pace.

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