Sciopero Rai, Giletti si schiera per il dialogo col governo Renzi: “Troppe sedi regionali, accettiamo la sfida”

By on giugno 2, 2014
Rai, Massimo Giletti apre a Renzi sui tagli

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RAI, MASSIMO GILETTI CRITICA LO SCIOPERO NAZIONALE CONTRO I TAGLI DEL GOVERNO RENZI. Si avvicina la data dello sciopero generale della Rai contro i provvedimenti restrittivi stabiliti dal nuovo esecutivo sul bilancio dell’azienda radiotelevisiva di Stato. Il conduttore del talk show L’Arena ha preso le distanze dai promotori della protesta, facendosi a sorpresa capofila di un’ala “trattativista” della tv pubblica col presidente del Consiglio e segretario “rottamatore” del Partito Democratico. Una posizione, quella del giornalista di Raiuno, in netta controtendenza rispetto alla maggioranza dei dipendenti della televisione di Stato e decisamente polemica nei confronti delle sigle protagoniste dell’annunciata astensione dal lavoro, prevista per il prossimo 11 Giugno. “Non è possibile difendere certe realtà” ha attaccato Giletti in un’intervista rilasciata all’Adnkronos, riferendosi alle sedi regionali della Rai ed in particolare alle pletoriche e costose strutture dislocate in Sardegna ed in altre zone d’Italia senza un ritorno in termini di produttività ed efficienza.

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SCIOPERO RAI, GILETTI SI SMARCA DAI SINDACATI E TENDE LA MANO A RENZI. “Sono andato all’assemblea dell’Usigrai continua il presentatore della rete ammiraglia del servizio pubblico a colloquio col cronista dell’agenzia di stampa, “ma ho precisato che vi sono posizioni indifendibili”, nello specifico la “sede di Sassari di 900 metri quadri con 7 dipendenti. Il dialogo con l’attuale premier, ad avviso di Massimo Giletti, dovrebbe essere perseguito con maggiore convinzione dai destinatari delle misure in cantiere, “accettando la sfida posta dal primo ministro democratico. Mai più sprechi, insomma, per un’azienda che deve fare i conti col “totem” della spending review targata Cottarelli, anche se la rinuncia alla cospicua cifra di 150 milioni di euro lascia spazio a forti dubbi sulla sopravvivenza di importanti progetti di Viale Mazzini: “Sarebbe imperdonabile se i tagli avvenissero solo sul prodotto e il rischio c’è” ammette il “dissidente” giornalista della tv statale nell’argomentare il proprio pensiero in tema di offerta editoriale dell’ente radiotelevisivo pubblico.

MASSIMO GILETTI SI SMARCA DALLO SCIOPERO RAI DELL’11 GIUGNO E TENDE LA MANO A MATTEO RENZI. Una voce fuori dal coro, pertanto, che mira forse ad incrinare almeno parzialmente il fronte del muro contro muro con gli interlocutori istituzionali ed anche a trovare eco dalle parti di Palazzo Chigi, dove a sua volta il presidente del Consiglio è in cerca di sponde interne all’azienda per evitare lo scontro frontale. Ciò che appare fuori discussione, in ogni caso, è la misura del sacrificio economico richiesto dall’esecutivo a mamma Rai, quantificato in quei 150 milioni necessari a finanziare altri provvedimenti di primaria importanza licenziati dal governo Renzi. La ventilata riduzione del personale, infine, induce Giletti a sollecitare una riflessione generale a Viale Mazzini in merito alle prospettive future della radiotelevisione di Stato, ormai “di fronte a un bivio.

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