Reazione a catena nel vortice delle polemiche: omofobia nel quiz di Amadeus

By on agosto 27, 2014

Reazione a catena è il programma televisivo che, nel periodo estivo, sostituisce L’eredità (condotta da Carlo Conti) nella fascia preserale (18.45 – 20.00) su RaiUno. La trasmissione, giunta alla sua ottava edizione, quest’anno è presentata da Amadeus e nonostante ci sia stato questo cambio di timone rispetto all’anno scorso (quando il programma era condotto da Pino Insegno), la struttura del game show è rimasta invariata.

Due squadre si sfidano in sei prove: Caccia alla parola, le Catene musicali, QDCP (quando, dove, come e perché), Una tira l’altra, L’intesa vincente e L’ultima parola (alla quale arriva solamente la squadra vincente della puntata che cerca di portarsi a casa il montepremi accumulato nel corso della puntata stessa). La puntata di ieri sera, durante la fase del gioco delle Catene musicali, ci ha servito un siparietto, diciamo, “poco simpatico” che ha visto protagonisti la squadra dei Tre stelle.

Dopo aver indovinato il titolo della canzone misteriosa (che, per dovere di cronaca, era Questo piccolo grande amore di Claudio Baglioni), Amadeus invita i concorrenti della squadra ad abbracciarsi per richiamare e ricostruire l’atmosfera, il clima suggerito dalla canzone stessa ed ecco che si realizza il fattaccio: uno dei membri della squadra si rifiuta di abbracciare i suoi compagni affermando di essere “normale”, come se il conduttore avesse voluto illudere qualcosa sulla loro sessualità. Velato episodio di omofobia?

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“Stringerci? Non è il caso nostro, siamo normali!” Questa è la frase incriminata che ha alzato un polverone sulla trasmissione, tanto da invadere la bacheca ufficiale del programma su Facebook di commenti negativi indirizzati ai tre maschietti che componevano la squadra. Il conduttore non ha dato peso a questo episodio, il quale è passato inosservato al pubblico in studio ma non di certo ai telespettatori a casa, sempre attenti e in agguato, tant’è che in poche ore hanno urlato allo scandalo.

E pensare che RaiUno ci aveva abituato a scene totalmente opposte. Nella trasmissione, sopra citata, condotta da Carlo Conti, ci sono stati due episodi “gay-friendly“: un giovane ragazzo che fece coming out e un signore che dedicò una poesia ai suoi suoceri, genitori del proprio compagno, per averlo accolto come un figlio, lui che i genitori non li aveva più.

Così, dopo il caso della raccolta di barzellette sui gay in allegato al settimanale Visto, ecco un ennesimo episodio di omofobia estivo; una scena che forse poteva essere evitata? Forse si: essendo Reazione a catena un programma registrato bastava semplicemente togliere questo episodio dal montaggio finale. Scivolone da parte del programma?

About Alessandro Petroni

Nato a Roma il 19 Febbraio 1988, è laureato in Psicologia Clinica e laureando in Sessuologia e Psicologia della Devianza. E' un appassionato di televisione, musica, cinema e tutto ciò che gira attorno a queste forme d'arte, compreso il gossip. Amante dei reality e talent show, si diverte a criticare e scrivere sul mondo dello spettacolo sempre con professionalità.

2 Comments

  1. Italo

    agosto 29, 2014 at 12:03

    Perché omofobia? Sono normali, certo, visto che la normalità nella sfera sessuale è l’attrazione verso l’altro sesso. Cosa c’è di sbagliato? E poi se gli dava fastidio stringersi a voi cosa importa? Bravo Ermanno, grazie della tua semplicità e naturalezza! Peccato siano stati eliminati, a me stavano proprio simpatici. Forza Ermanno!!!!!

    Italo Sgrò

    • Matteo Proromo

      ottobre 21, 2014 at 15:33

      No Italo, l’attrazione verso il sesso opposto è COMUNE, non normale. La “normalità” presuppone un impianto di “norme” che – vivaddio – ancora nessuno ci ha imposto nella nostra sessualità, che abbiamo il sacrosanto diritto di lasciare libera da imposizioni.
      L’eterosessualità è comune come sono più comuni le donne degli uomini: tu che sei uomo ti senti anormale, anche solo “statisticamente”? Del resto, le persone originarie dall’Oriente del mondo sono molto più comuni degli occidentali. Anche qui: ti senti anormale in quanto Italiano?

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