Red Band Society, primo episodio: le differenze dei Braccialetti Rossi americani

By on settembre 1, 2014

Primo indizio: c’è un bambino in coma in un ospedale; nonostante la sua condizione, il ragazzo vi parla e la sua voce vi accompagna, quasi fosse un narratore esterno, nelle vite di altri ragazzi, sei con Charlie, che a causa delle loro malattie, hanno creato un micromondo all’interno dell’ospedale: lì dormono e mangiano, almeno alcuni di loro; lì si innamorano, si baciano e sperimentano in cerca di alcol per una festa o di uno spinello nel ripostiglio delle scope. Secondo e ultimo indizio: no, non si tratta di Braccialetti Rossi!

Cerchiamo di fare chiarezza: stiamo parlando della serie tv americana che, a partire da settembre, sarà in onda su FOX: Red Band Society. Ma allora chi ha copiato chi? In realtà nessuno ha delle colpe. Il soggetto della serie si ispira al romanzo di Albert Espinosa, El mundo amarillo (2008), pubblicato in Italia per Salani con il nome Braccialetti Rossi. Il mondo giallo. Se credi nei sogni, i sogni si creeranno (2014). Dato il grande successo del romanzo, in Catalogna prima e poi nel resto della Spagna, è stata trasmessa la serie tv ispirata al romanzo Polseres vermelles; della riscrittura per il format televisivo se ne occupò lo stesso Espinosa.

Quello italiano, Braccialetti Rossi, e quello americano, Red Band Society, non sono altro che remake. Nonostante la prima della serie americana prodotta da Steven Spielberg sia prevista per il 17 settembre 2014, il pilot è disponibile in rete; ennesimo caso di pirateria come per la puntata zero di The Flash del canale The CW o mossa strategica per lanciare la serie non è dato sapere; certo che la tentazione di dare una sbirciata a come la pensano gli americani sulle vite in ospedale era alta. In attesa di tempi migliori, magari l’avvento in Italia di Netflix, proviamo a fare un confronto tra le due serie, per capire se il popolo italiano preferirà il remake americano o se invece rimarrà fedele ai Braccialetti Rossi; difficile fare il ragionamento contrario dato che in America le nostre serie non è che vadano di moda, per usare un eufemismo.

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Per prima cosa, Red Band Society ha qualcosa che la produzione italiana non ha. Trattasi di Octavia Spencer, premio Oscar per The Help, nel ruolo dell’infermiera Jackson del reparto pediatrico dell’Ocean Park Hospital. A lei viene affidata la portata ironica e pungente della serie, nonché il privilegio di un rapporto speciale con i protagonisti; un ruolo che forse manca nella produzione italiana.

A proposito dei ragazzi: come per Braccialetti Rossi, nella prima puntata li conosciamo tutti. Abbandonata la categorizzazione in leader, bello e vice leader, la ragazza, il furbo e l’imprescindibile, forse troppo scolastica, abbiamo a che fare con una generazione di ragazzi meno casa e chiesa. Non che siano migliori, attenzione. L’intento della regia è quello di creare un clima fresco che per certi versi rimanda a mondi come Glee e che ricorda vagamente una serie dei primi anni duemila, Boys and Girls, con uno sconosciuto Adam Brody che si affacciava al mondo delle serie tv; cancellata dopo la prima stagione di tredici episodi, se non ne avete sentito mai parlare, forse non vi siete persi niente. Nonostante comunque una scrittura, affidata a Margaret Nagle, schieratamente provocatoria e rilassata, target decisamente teen, la ricaduta nel clichè della cheerleader odiata da tutta la scuola è stata piena. Per buona pace di Zoe Levin, l’attrice che interpreta Kara Souders, la cheerleader di cui sopra. Il suo ruolo rappresenta l’alter ego femminile del nostro Mirko Trovato. Che dire: uno pari e palla al centro.

Altre dinamiche, invece, si ritrovano nelle due serie: l’amicizia tra Leo Roth e Jordi Palacios (per Braccialetti Rossi Leo e Vale) segue più o meno gli stessi binari delle vicende italiane. Red Band Society parte ufficialmente il 17 settembre ma nel frattempo se date uno sguardo ai commenti del trailer (che trovate in basso) della nuova serie americana su youtube, noterete come sia in atto una pacifica guerra nazionale dove, soprattutto spagnoli e italiani, difendono con orgoglio il proprio prodotto: un nazionalismo che non si vedeva da tempi remoti.

About Gianrico D'Errico

Nato a Cisternino (BR) nel 1988. Laureto in Filosofia è laureando in Scienze Filosofiche a Padova. Ama le serate con gli amici (preferibilmente a casa con coperta e cioccolata calda). Da sempre lo accompagna la passione per il cinema, gli sono irresistibili le commedie nere. Diventare giornalista è una delle tante opzioni che ha appuntate sul suo taccuino delle cose da fare da grande (assieme all'astronauta e l'inventore di cose utili). Per adesso ci prova con tanta passione per la scrittura e la televisione.

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