Pino Daniele, parla il fratello del cantante: come e perchè è morto. Poteva salvarsi?

By on gennaio 5, 2015
foto pino daniele

La notizia della morte di Giuseppe Daniele, conosciuto da tutti con il nome d’arte Pino Daniele, ha sconcertato tutti ma quello che sconvolge ancor di più è la dinamica della stessa. Come sono andati i fatti? Perchè è morto? Sappiamo che a creare il decesso del cantautore napoletano è stato un infarto ma nelle ultime ore una domanda attanaglia la mente degli italiani: poteva salvarsi? Questo si chiedono i fans dopo le parole del fratello rilasciate al sito IlMattino.it

Stando alle parole rilasciate da Nello Daniele, il cantante avrebbe iniziato a sentirsi male la domenica pomeriggio ma aveva rincuorato tutti di non preoccuparsi, che sarebbe tutto passato e che tanto aveva già preso un appuntamento dal suo cardiologo di fiducia. Nella notte si è verificato il peggioramento: dolore al petto accompagnato da crisi di vomito.

Verso le 21 viene effettuata la chiamata per far giungere l’ambulanza nella casa del cantante a Magliano (provincia di Grosseto) ma quest’ultima non è arrivata mai a destinazione: Pino Daniele, durante un momento in cui la condizione di salute sembrava migliorare, ha deciso di recarsi personalmente a Roma e far bloccare l’ambulanza che ormai era nei pressi della dimora.

Imbarcatosi assieme alla compagna Amanda e un suo collaboratore, il cantante si è dovuto fermare per cambiare una ruota bucata della macchina sulla quale viaggiava. Altro tempo perso. Arrivati a Roma, precisamente all’ospedale Sant’Eugenio, purtroppo non c’era più nulla da fare: condizioni disperate. I medici hanno provato a intubarlo, a sottoporlo a rianimazioni cardiorespiratorie ma purtroppo sembra che Pino Daniele sia arrivato al pronto soccorso già morto.

La redazione de LaNostraTv si avvolge al dolore della famiglia, degli amici e ha voluto dedicare uno speciale articolo alla straordinaria carriera dell’artista.

About Alessandro Petroni

Nato a Roma il 19 Febbraio 1988, è laureato in Psicologia Clinica e laureando in Sessuologia e Psicologia della Devianza. E' un appassionato di televisione, musica, cinema e tutto ciò che gira attorno a queste forme d'arte, compreso il gossip. Amante dei reality e talent show, si diverte a criticare e scrivere sul mondo dello spettacolo sempre con professionalità.

One Comment

  1. Rossella

    gennaio 5, 2015 at 22:03

    Mi sembra un pensiero assolutamente condivisibile, un pensiero che tuttavia denota una sorta di palingenesi cultuale.
    La morte è vista in senso materiale, come la fine della vita e quindi si rimane concertati sul dolore di chi resta.
    Un tempo, nell’immediato, prevaleva il sangue freddo e con esso la razionalità. E’ molto comune – direi comunissimo- avvertire il bisogno di vivere il momento del trapasso in casa propria. Il rispetto della volontà della persona cominciava il processo di elaborazione del lutto.
    E’ anche vero che in gergo si diceva:- quando sono finiti i giorni non c’è niente da fare!- Il resto era:- la “migliorìa” della morte!-

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