Storie Vere: Raffaele Sollecito racconta la sua verità

By on ottobre 20, 2015
foto Raffaele Sollecito

Eleonora Daniele intervista Raffaele Sollecito a Storie Vere

1 novembre 2007: Meredith Kercher, studentessa londinese, viene trovata uccisa a Perugia. I sospetti ricadono da subito su Raffaele Sollecito e Amanda Knox, definiti dall’opinione pubblica “la coppia diabolica”, i quali finiscono alla sbarra dopo lunghe e complicate indagini. Otto anni di processi mediatici e internazionali, quattro dei quali Raffaele li ha trascorsi in carcere (per sei mesi addirittura in isolamento). Un periodo terribile, che definisce nel suo libro “una vera e propria tortura”. Oggi Sollecito è innocente oltre ogni ragionevole dubbio, pronto a riscattare la sua persona e a far scomparire l’etichetta dell’assassino che per troppo tempo ha avuto addosso ingiustamente. Intervistato da Eleonora Daniele nella puntata odierna di Storie Vere (dove alcuni giorni fa è intervenuta Piera Maggio per parlare di Denise Pipitone), Raffaele Sollecito ha raccontato il suo incubo: “Sono stati otto anni lunghissimi e tragici. Io dico sempre di essere nato più volte: la prima volta da mia madre, ho avuto un’infanzia piena di entusiasmo e ricca di progetti; la seconda volta sono nato quando sono uscito dalla prigione, poichè ho dovuto affrontare un mondo completamente diverso da quello che avevo lasciato… la mia famiglia invece non è cambiata… anzi, nel frattempo è diventata più forte”. La conduttrice ha quindi chiesto al suo ospite se oggi si sente libero. A tale domanda, Raffaele ha risposto di si, precisando di essere finalmente libero di riappropriarsi della sua vita, pur non sentendosi però ancora del tutto libero dal pregiudizio.

Raffaele Sollecito a Storie Vere: la rinascita dopo il carcere

“Si è parlato tanto di sguardi e di acconciature, ma di quello che succedeva durante le udienze se ne è parlato molto poco. Hanno voluto costruire dei mostri. I titoli dei giornali parlavano infatti spesso solo di look. La rappresentazione del male contro cui tutti i cittadini possono scagliarsi e chiedere vendetta e giustizia” ha poi asserito Sollecito, riferendosi al lungo periodo della galera e dei processi. Un’esperienza drammatica quella del carcere che, come precisato da Raffaele, gli ha tolto a tutti gli effetti i suoi vent’anni, non avendoli potuti vivere pienamente essendosi trovato catapultato nell’inferno della prigione, raccontato nel suo libro “Un passo fuori dalla notte”. Riguardo alla Kercher, Sollecito ha invece svelato: “Io e la mia famiglia abbiamo provato tante volte a parlare con la famiglia di Meredith, mio padre ci ha provato anche in aula. Io ho perso mia madre, so che cosa significa non poter riabbracciare una persona cara, so cosa si prova a non avere più i suoi sguardi, le sue parole, le sue carezze. Non posso però immaginare cosa significhi aver perso una figlia”. Per quanto riguarda invece la notte dell’omicidio, Raffaele ha precisato ancora una volta che le uniche tracce trovate sulla scena del crimine sono quelle di Rudy Guede, che dovrebbe sapere esattamente cos’è successo. Infine, su Amanda Knox ha detto di averla sentita per l’ultima volta il giorno dell’assoluzione.

About Emanuele Fiocca

Nato a Soveria Mannelli (Catanzaro) il 7 Luglio 1987, è un calabrese doc. Attratto dalla televisione fin da bambino, ha maturato negli anni esperienze in diversi programmi della RAI come Uno Mattina in Famiglia, Mezzogiorno in Famiglia, Alle Falde del Kilimangiaro, L'Arena e Domenica In, affiancando la passione per il piccolo schermo a quella per la scienza, che ha sempre caratterizzato il suo percorso di studi. Caporedattore de LaNostraTv dal 2014 al 2017, è il Responsabile Editoriale del sito.

One Comment

  1. Corrado Massa

    ottobre 20, 2015 at 14:49

    Rudy Guede difeso (gratis) dai più importanti avvocati di Perugia può accendere un cero a tutti i santi per aver avuto una condanna così mite (può già uscire in semilibertà)nonostante l’efferatezza del suo delitto. Cos’è successo non c’è bisogno che lo dica lui, lo dice la scena del crimine, con le tracce, il DNA, le ferite sul cadavere e la posizione sui mobili e sul pavimento delle macchie di sangue che mostrano chiaramente un attacco feroce sferrato da una persona sola. E la persona era Guede, perché suoi e solo suoi sono le impronte le orme e il DNA (a parte il fatto che era l’unico ad avere movente e precedenti). La sentenza che lo condanna per “omicidio in concorso con altri” è dovuta al fatto che a causa del rito abbreviato tale sentenza venne pronunciata molto presto, quando le indagini suggerivano il concorso di Raffaele Sollecito e Amanda Knox. Ma le indagini si basavano su dati metrici (impronte) e genetici (DNA) rivelatisi poi clamorosamente errati. Gli errori furono scoperti quando la sentenza di Guede era già cristallizzata e immodificabile. Alla domanda che spesso si sente “ma allora se i complici non sono Amanda e Raffaele,chi sono?” si deve rispondere “nessuno, la sentenza che parla di complici è semplicemente una sentenza sbagliata perché basata su dati falsi “.

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