Tecnico, ma non troppo. Il Presidente del Consiglio conferma una certa predilezione per il mezzo televisivo come tribuna da cui parlare agli italiani. La successione delle sue apparizioni nei principali salotti del piccolo schermo, ricorda la proverbiale confidenza con la tv del suo predecessore, il “maestro” della comunicazione Silvio Berlusconi. Analogia che forse non farà piacere a tutti, specialmente a chi desiderava una totale discontinuità col recente passato. Pesa come un macigno la scelta, sia da parte di Monti che dei conduttori come Luigi Vinci (nel caso di Matrix, con la puntata di ieri) e prima ancora Bruno Vespa (il primo ad allestire uno speciale su misura per il premier tecnico, subito dopo il suo insediamento a Palazzo Chigi), di non lasciare spazio ad un vero contraddittorio in studio. La particolare natura dell’esecutivo, formato da personalità “di prestigio” estranee ai partiti, la delicata fase politica ed altri fattori collegati, non giustificano questa ormai consolidata abitudine tipicamente italiana: ospitare lunghi monologhi di leader politici o istituzionali, senza infastidirli con troppe domande magari non scontate.
Quanto al merito delle dichiarazioni, l’intervista di ieri ha riservato un altro boccone amaro ai giovani che fanno i conti con la piaga della precarietà. Dando ragione ad esponenti del suo governo come Elsa Fornero e Michel Martone , Monti ha ribadito l’intenzione di intervenire sul nodo dei licenziamenti e di riformare il mercato del lavoro accentuando gli elementi di flessibilità. “I Giovani si abituino a non avere più il posto fisso. Che monotonia!” le parole usate dal Professore per chiarire il suo pensiero ed invitare i ragazzi a “cambiare ed accettare delle sfide”. Facile prevedere il gelo dei sindacati, in primis la CGIL, già alle prese con una base assai scontenta per i pesanti effetti della maxi-manovra finanziaria sulla condizione di pensionati e lavoratori. Uguale imbarazzo potrebbero creare, stavolta dalle parti del PD , i ripetuti riconoscimenti tributati da Mario Monti all’ex premier Silvio Berlusconi (“Se mi sono avvicinato alla cosa pubblica, è perché nel 1994 Berlusconi mi ha chiesto se volevo fare il commissario europeo”). Per il resto, non è mancata l’orgogliosa rivendicazione di quanto fatto dal Governo, a partire dal contenimento dello spread, poi le liberalizzazioni e il recente accordo fiscale di Bruxelles col ritrovato ruolo internazionale dell’Italia. L’eloquio forbito e la pacatezza dei toni sono gli elementi distintivi del nuovo “Monti Style”, alleggerito da una crescente propensione alla battuta che comincia a trovare sponda nelle parodie satiriche, tra tutte la più divertente quella di Maurizio Crozza. Basterà diventare telegenici per convincere gli italiani ai prossimi sacrifici?
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