La nuova serie sul commissario più famoso d’Italia, Il giovane Montalbano, sta raccogliendo successi di critica e di ascolti. La media di telespettatori si aggira sui sei milioni a puntata. Il successo non era scontato, visto ‘il colpo di coda’ a livello di ambientazione e, soprattutto, a livello di cast. Luca Zingaretti è stato sostituito da un attore poco conosciuto, sebbene non inesperto, Michele Riondino. Dopo quasi un mese dall’esordio, si può dire che sia riuscito a raccogliere l’eredita ‘zingarettiana’?
Le differenze tra i due Montalbano ci sono. Alcune di esse sono volute, se non dall’attore almeno dal regista. L’interpretazione del ‘giovane’ ha avuto fin dall’inizio lo scopo di disegnare un personaggio leggermente diverso da quello conosciuto, più impulsivo e acerbo. Ecco cosa ha dichiarato Michele Riondino a La Stampa verso fine febbraio: “I tratti dell’età adulta li troverete tutti. Ma acuiti dalla giovinezza. Ribelle con i superiori, di cui detesta l’arroganza, con i suoi sottoposti non è meglio. Come poliziotto già da 10 e lode, ma umanamente appena sufficiente“. Dietro tutto, le direttive di Andrea Camilleri che cercava un attore in grado di incarnare l’evoluzione – o un principio della stessa – del suo personaggio.




