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Processo alla Tv: siamo tutti vittime del Grande Fratello?

Scritto da , il Febbraio 24, 2011 , in Personaggi Tv Tag:

Un mio amico qualche giorno fa ha rifiutato il mio invito a uscire per restare a casa a guardare l’ultima puntata di Sanremo. Il giorno dopo c’era Amici e quello ancora dopo L’isola dei Famosi. Dando per scontato che non fossero scuse per non vedermi, rifletto sul motivo che spinge lui e in generale gli utenti della Televisione di questi anni a passare intere serate a guardare i reality show o simili. Già nel 1949 George Orwell aveva predetto nel suo libro 1984 una società distopica in cui la Terra è suddivisa in tre grandi potenze mondiali in guerra tra loro per contendersi il controllo totale della civiltà. Il Grande Fratello, in questo caso, spia la vita dei cittadini e i partiti in cui è suddiviso il “governo” hanno delle telecamere installate per legge nelle case dei cittadini. Londra, sede del romanzo, è completamente ricoperta di manifesti con l’immagine del Grande Fratello e con slogan che recitano: “La guerra è pace”, “La libertà è schiavitù”, “L’ignoranza è forza”. Il Bispensiero, in questa società, è l’unica mentalità ammessa. Consiste infatti nell’accettazione passiva della realtà definita dal Grande Fratello e nella lotta al pensiero che si oppone. “La menzogna diventa verità e passa alla storia”, “Chi controlla il passato controlla il futuro: chi controlla il presente controlla il passato” dice il partito governativo. Ovviamente la cultura è mistificata. I testi vengono riscritti cancellando le parti che contrastano il Bispensiero, e la storia, pertanto, viene ridefinita da fatti completamente nuovi, sostituiti o cancellati. La tendenza, ovviamente, è quella di rendere gli uomini succubi del Grande Fratello. Cosa che riuscirà benissimo, all’interno del romanzo, dove il protagonista nonostante un amore vicino e l’attiva partecipazione ad un’organizzazione di resistenza, viene arrestato e “lobotomizzato” attraverso la tecnica del Bispensiero. Da ribelle diventa così alleato del regime.

Se Orwell fosse un preveggente non so dirlo, ma sicuramente la società da lui rappresentata è pericolosamente a volte troppo simile a quella in cui ci troviamo noi nel 2000. La televisione è diventato spesso un mezzo fin troppo scontato per malleare le menti delle classi medie incollate davanti lo schermo. Se da una parte resta uno strumento efficace per dare informazione e per intrattenere e distogliere dalla noia, dall’altro rischia di essere la fonte del Bispensiero orwelliano in cui esiste solo ciò che ci viene proposto. I reality show o alcuni tipi di programmi (mi vengono in mente quelli condotti da Barbara D’Urso o da Alfonso Signorini) tendono a risvegliare la nostra parte oscura, i reconditi segreti, vizi e desideri repressi che ognuno di noi accumula e che attraverso la Tv riesce a manifestare. Morbosità, sessualità, sadismo, sono artefici del nostro imbambolamento quotidiano. Morbosità nell’entrare nelle vite degli altri, cercando di sapere più fatti possibili, criticare modi di essere, prenderci ad esempio senza guardare cosa facciamo invece noi. Siamo tutti santi, maestri di vita e retti uomini che impartiscono lezioni di comportamento. Sessualità laddove siamo attratti da tette e culi, donne (e uomini anche) di bell’aspetto che non sanno dire neanche due parole ma che stuzzicano il desiderio sessuale fin troppo represso. Perchè sul divano di casa nostra è lecito sognare, nella vita reale poter desiderare qualcuno di così attraente è quasi proibito. Sadismo nel “godere” a volte del dolore altrui, della sofferenza di un dimagrimento forzato su un’isola deserta, delle lacrime versate da chi si emoziona (o finge di emozionarsi) davanti una telecamera spiaccicata sulla faccia, gioia nel sapere che il proprio beniamino ha appena lasciato la bellissima fidanzata. Che bello, c’è speranza anche per me!

Non sarà che con la scusa dell’intrattenimento, parola ormai abusata con la quale si tende a giustificare qualunque porcata ci viene proposta, vogliono distogliere l’attenzione dai nostri reali problemi? Siamo talmente ormai stanchi di campare tra mille difficoltà che preferiamo obnubilarci davanti al tubo catodico invece che trovare soluzioni utili per risolvere i problemi? Migliorarci la vità non è più un valore? Mi viene da pensare alle lotte fatte in passato dai nostri antenati, per la conquista di qualunque cosa. Penso a certi diritti che prima erano negati, alla conquista di voto da parte delle donne, alla legge sul divorzio, alle garanzie per i figli, all’inizio della Repubblica, alla rivendicazione della propria libertà. Se da una parte è deprimente notare come ci si appiattisce sempre più al tran tran quotidiano e si guarda quasi solo nel giardinetto di casa propria, dall’altra ben vengano segnali di speranza dai giovani che lottano per un’istruzione migliore, dai monaci tibetani che rivendicano la propria indipendenza, dai programmi come Report che ancora fanno luce su ciò che qualcuno vuole tenerci possibilmente nascosto. Un possibile finale diverso dal romanzo di Orwell ancora c’è.