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Processo alla tv/2: la sessualità è l’unica strada per il successo?

Scritto da , il Marzo 1, 2011 , in Personaggi Tv Tag:
foto giudice con martelletto

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Leggevo qualche giorno fa sul web un pezzo dell’intervista fatta a Miriana Trevisan, ex velina, ex valletta, ex naufraga de L’isola dei famosi. Mi ha lasciato perplesso una sua dichiarazione in cui raccontando delle avances che le sono state fatte durante la carriera ha usato il termine normalità. Non sono riuscito a capire bene se la parola fosse riferita al fatto che in quanto donna – avvenente, ovviamente – trovasse appunto normale che gli uomini la corteggiassero e le facessero proposte sessuali per farle fare carriera. Al di là della sua opinione in merito ho riflettuto sulla circostanza e ho provato un grande senso di nausea nel considerare quanto sia ormai diffusa la “prostituzione” nel mondo della Tv e dello spettacolo. E non è un discorso strettamente legato al solo corpo. Per molte donne – sono soprattutto loro le “vittime” di questo retaggio culturale ormai ben radicato –  è infatti normale usare il proprio corpo per avanzamenti di carriera o per sfondare al cinema e in Tv. La maggioranza delle showgirl e presentatrici che affollano i nostri canali dichiara di non essere mai dovuta scendere a compromessi per stare in tv o diventare famosa. Questa mi sembra una favola ben poco credibile, e difatti ogni qual volta esplodono “scandali a corte” ecco che vengono fuori tutti gli altarini e regolarmente questa gente viene sputtanata pubblicamente. Ma a parte il concedere favori sessuali, c’è da considerare quanto queste persone abbiano così impresso nella loro mentalità il concetto che per arrivare più facilmente alla conquista della fama si punti sulla libido. Uno stratagemma che spalanca tutte le porte.

La cosa più deprimente, comunque, è che questa condizione venga normalmente accettata da quelli che io considero vittime del berlusconismo, laddove per “arrivare” tutto è lecito, e il famoso binomio tette e culi diventa l’unico slogan a cui ispirarsi. Agli inizi degli anni ’80 le reti private di Silvio Berlusconi coaudivate sicuramente da un certo cinema trash che oggi è stato riabilitato a cinema di culto –  sono state  le prime a scavare in una delle parti più oscure e torbide della mente umana: la sessualità. Nessuno fino a quel momento aveva osato tanto, e appunto solo il cinema ne aveva (limitatamente) accesso. Quelle reti tv promossero la donna a oggetto di sguardi, di desiderio. Ricordiamo uno dei programmi cult di quegli anni, Drive in, che fu uno dei primi a lanciare ragazze sbottonate e scosciate in prima serata. Che nella maggioranza sembravano delle deficienti perchè recitavano quella parte. Fu un grande successo, ed era una novità assoluta. Se da una parte il ventennio prima era stato caratterizzato dalla presenza di una dosa massiccia di bigottismo e conformismo e la censura bocciava a pie’ sospinto parole, musica e libri, gli anni ’70 e ’80 hanno dato libero sfogo alla passione sessuale,  scatenando quello che forse oggi ai nostri occhi appare fin troppo evidente: con il sesso si arriva dappertutto. Ma è davvero così?

I riferimenti al sesso sono ormai ovunque. Non c’è trasmissione in cui non ci siano balletti, stacchetti, o ragazze perizomate e in gonnelle svolazzanti. Nonostante il raggiungimento della parità di diritti e l’affermazione di alcune protagoniste della tv che hanno fatto strada solo per le loro capacità, c’è una gran massa di giovani ragazze, madri e famiglie disposte a mercificare il corpo (ma anche la mente, a questo punto), pur di avere solo un pizzico di fama. Abbiamo un  valido esempio nel film di Gabriele Muccino Ricordati di me in cui Valentina desidera diventare velina ad ogni costo. Non c’è niente da fare, il sesso vende e questo va anche bene. Nel senso che stimolare ciò che da sempre è uno dei tabù della nostra società funziona, produce, aumenta l’audience, sviluppa la discussione. Il problema è quando trascende nella volgarità e diventa “possibilità” e “mezzo” per farsi strada.

Racconterò un aneddoto: diversi anni fa mi è capitato di ricevere una proposta sessuale in cambio della possibilità di fare alcune foto per un’agenzia di moda. Rifiutai e non me ne sono mai pentito. Io ho scelto di usare la testa, non i genitali.