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Il più grande spettacolo dopo il week end: nulla di nuovo sotto il sole

Scritto da , il 15 Novembre, 2011 , in Programmi Tv
Fiorello

text-align: justify”>FiorelloDoverosa premessa: se pensate che Fiorello sia, in quanto tale, incriticabile, abbandonate questo post. Se invece ritenete che non esista al mondo persona o istituzione al di sopra della critica, potete pure passare alla riga successiva.

Ce l’avevano presentato come uno show innovativo, sorprendente, dinamico, interattivo, divertente, ecc. ecc. Ma ieri non ce ne siamo proprio accorti, magari perché dopo il fine settimana siamo tutti più rimbecilliti. Il più grande spettacolo dopo il week end deve essere stato una grande delusione per chi si aspettava che Fiorello (nella foto) portasse in tv qualcosa di veramente rivoluzionario e travolgente. Le note positive riguardano solamente la scenografia, mastodontica e spettacolare. Ma poi? La solita minestra. Il programma sembra una fusione mal riuscita tra Quelli che il calcio (senza nemmeno il calcio) e il Festival di Sanremo (senza nemmeno le canzoni inedite). Più che sembra, è. In studio si sono alternati cantanti e altri personaggi famosi. Hanno detto qualche parola a testa e se ne sono andati senza lasciare traccia. Ma che cos’è la creatività? Che cos’è lo spettacolo? Che cos’è il divertimento? Che cos’è l’innovazione? Sono tutte domande che ci si pone guardando Fiorello. A destra e a manca viene esaltato quasi come un rivoluzionario della tv. Ieri non ha fatto altro che mettere assieme cose che nel piccolo schermo esistono da sempre: musica, imitazioni, monologhi, battute (va be’, battute…), mini duetti con chi è seduto tra il pubblico. 

Tutto qua? Ah già, c’era Twitter. Il social network. Ci doveva essere l’interazione col pubblico da casa. Ma è evidente a tutti che il ruolo di Twitter è totalmente marginale nello show e, visto il contesto, sembra addirittura fuori luogo. Insomma, meglio stendere un velo.

Nessuno mette in dubbio la bravura di Giorgia e dei Negramaro, che forse sono l’unica cosa degna di ieri. Il problema è proprio questo: cosa rimane del programma di Fiorello se togli la musica? E se le canzoni sono la spina dorsale dello spettacolo, ne occupano circa la metà, così come avviene in tutti i varietà Rai, ci spiegate perché tanto clamore rispetto a questo programma? Ci spiegate ‘che c’azzecca Twitter’, tanto reclamato nei giorni scorsi? Ci spiegate, ancora, se 12 milioni di euro sono giustificati e se invece investendo assai meno non si può fare assai meglio? Ah no, scusate, questa è – per usare le parole dei tromboni della politica e del giornalismo – demagogia. Questo è populismo, qualunquismo. Invece il titolo del programma di Fiorello è perfettamente aderente alla realtà. Vero?