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Michele Santoro e Bruno Vespa, giornalismi a confronto

Scritto da , il 7 Dicembre, 2011 , in Personaggi Tv
Bruno Vespa

text-align: justify”>Bruno VespaMario Monti ha scelto Porta a Porta per avere il suo battesimo televisivo ufficiale. Sul salotto comodo di Bruno Vespa (nella foto) si sono seduti tutti i premier degli ultimi anni, ma anche parlamentari, ministri, governatori, professori, vallette, cardinali, preti, cantanti, e chi più ne ha più ne metta. La scelta del neo premier, dunque, personalmente non mi stupisce più di tanto, né credo meriti di essere approfondita ancora, visto che c’hanno pensato praticamente tutti i quotidiani e blog. Bruno Vespa ha un’idea particolare (ma assai diffusa) del giornalismo. L’ospite di turno (in genere un uomo di potere) non va messo in difficoltà, ma va trattato coi guanti. Le interviste vanno “cucite addosso”. Insomma, il potente deve dirci tranquillamente quello che vuole senza che possa essere veramente smentito. “Questo Paese ha odio verso i moderati e l’informazione moderata – ha appena detto Vespa intervistato da Radio 24. – Siamo un Paese ideologicamente violento, purtroppo. I moderati sono la maggioranza nel Paese, ma l’informazione moderata è in larghissima minoranza e si fa questa guerra“.

La teoria di Vespa è – ci pare di capire – la seguente: ci sono due tipi di giornalismo. Quello aggressivo e quello moderato. Il secondo è quello che ha come scopo quello di presentare come il migliore il punto di vista del potente. Il primo – pensiamo noi – è quello che l’uomo di potere cerca di metterlo in difficoltà, esaltandone le miserie, le incoerenze, le contraddizioni, gli errori, i misfatti, le ipocrisie, le bugie e quant’altro. Un tempo si diceva che il giornalismo rappresenta – dovrebbe rappresentare – un “quarto potere”. Un potere, cioè, indipendente, che ha la funzione di controllare gli altri poteri: esecutivo, legislativo, giudiziario. Purtroppo, specialmente in Italia, non ha quasi mai funzionato così. Basti pensare che la Rai è in mano a governo e parlamento, Mediaset è di Berlusconi e la7 di Telecom Italia Media. Poi ci sono i giornali: anch’essi in mano alla politica, alle banche, ai gruppi industriali, al Vaticano e ai poteri forti in genere. E lo stesso discorso vale per la maggior parte delle radio. Unica eccezione: internet.

C’è chi, nonostante le pressioni provenienti da più parti, ha provato a fare in Rai un giornalismo televisivo piuttosto indipendente. Parliamo di Michele Santoro. Che di fatti, nella tv pubblica, con Annozero, è riuscito a resistere – tra mille peripezie – per soli 5 anni. Tutto ciò al contrario di quanto avvenuto a molti colleghi che amano il quieto vivere e che restano a Viale Mazzini anche per mezzo secolo. Oggi Santoro, fuori dai circuiti televisivi tradizionali, conduce Servizio Pubblico. Chi si aspettava un giornalismo più “aggressivo” da parte sua è rimasto un po’ deluso. Perché le inchieste che c’erano ad Annozero hanno ora un ruolo secondario? Perché i politici, eccezion fatta per la prima puntata, sono liberi di fare i loro comizi senza essere smentiti? Perché gli ospiti sono esattamente gli stessi degli altri talk show? Perché, oltre ai cittadini, non si dà voce a quelli fuori dal coro? E’ quello che si chiedono molti telespettatori.

Il periodo è di quelli critici, sia per l’economia, sia per l’informazione libera. Da questo punto di vista, l’appiattimento del giornalismo italiano su posizioni ultramoderate se non reazionarie non è certo un segnale positivo. Vespa sostiene che che il suo modo di fare informazione è in larghissima minoranza. A noi pare che sia l’esatto contrario. Specie da quando Monti è diventato premier e a reti unificate è stato eletto unico possibile salvatore della patria.