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Milly Carlucci difende Ballando: un consiglio? Scegli la “serie B”

Scritto da , il Dicembre 29, 2011 , in Programmi Tv Tag:

text-align: justify”>Carlucci-difende-i-concorrentiNon deve diventare una questione personale contro Milly Carlucci (in foto, ndr). Anzi, nel mondo dello spettacolo, forse Milly è una della poche presentatrici garbate che ha sempre cercato l’intrattenimento invece che la rissa. Però vedendo la reazione della conduttrice alle chiacchiere da bar che in questi giorni impazzano attorno al suo più fortunato figlio televisivo degli ultimi anni, Ballando con le stelle, vien da essere un po’ maliziosi. Milly ha un po’ paura. Paura di quell’oblio in cui era rovinosamente caduta dopo esperimenti tv non esaltanti (La casa dei sogni, Dove ti porta il cuore, per fare dei nomi). Poi nel 2005 un’illuminazione: nasce Ballando con le stelle, successo di pubblico e di critica e una carriera sulla quale torna a splendere il sole. Ma dal 2005 al 2011 di tempo ne è passato. E, non considerando lo spin – off Notti sul ghiaccio, Milly è ben che ancorata al suo talent.

Ma che in Italia non tiri da parecchio il vento del rinnovamento è cosa nota. Come è anche ovvio che l’innovazione a tutti i costi non è detto che sia leggibile solo in termini di progresso, perché il confine tra miglioramento e peggioramento è sempre labile. Ciò che, però, scoccia è il rivivere ogni anno le stesse futili polemiche. E in questo diamo ragione alla conduttrice dell’azienda pubblica. Il suo talent, dopo I migliori anni di Conti in discesa libera, è uno dei pochi show Rai capace di fare risultati. Quindi Milly porta a casa, in viale Mazzini, un sacco di soldi. E le lamentele dei contribuenti in tal senso sono sconsiderate. Certo, la verità non la sapremo mai. Ma secondo la Carlucci il suo show fa guadagnare l’azienda. Sulla diatriba costo – ricavi così si esprime sulle pagine di Diva e Donna: “Ci fu la stessa polemica con Emanuele Filiberto. Filiberto, per esempio ha raddoppiato il televoto, abbiamo eguagliato Sanremo. E anche quello è un incasso, oltre alla pubblicità: i soldi li ha presi la Rai”.

Trova anche lo spazio per lanciare una sottile critica a scelte redazionali diverse da quelle del suo staff, scelte che esplicita di non condividere affatto: “Io voglio solo la serie A. Gli investitori ci seguono da sempre anche alla luce delle garanzie sul cast: non esordienti a basso costo, reduci dal Grande Fratello e ospiti dei talk pomeridiani. Il nostro obiettivo è non deludere tutti quelli che credono in Ballando”. Poi sulle cifre spropositate in relazione al periodo di sobrietà che incombe sugli italiani taglia corto buttandola sulle dinamiche contrattuali: “Ad alcuni è stato offerto dalla concorrenza otto volte tanto, altri sono anche venuti solo dietro un rimborso spese. Quando si tratta i personaggi sanno che in Rai si prende meno e gli agenti in prima battuta chiedono cifre alte, sapendo che comunque l’azienda gioca al ribasso“.

Va bene Milly, abbiam capito. Nessuno ti toccherà il tuo Ballando, (almeno finché continuerai a fare ascolti). Ma la questione è un’altra. E tu l’hai in parte colta quando dici che “confrontata con quanto prende un pensionato, qualsiasi cifra diventa sbagliata. Ma ci sono due opzioni per la Rai: o stiamo sul mercato e competiamo con gli altri, oppure facciamo solo servizio pubblico. Anche questa sarebbe una scelta editoriale, ma porterebbe il marchio a scomparire dal mercato. Bianco o nero? Per Milly pare di sì. Ma tra la tv competitiva che si droga di dati auditel e il solo servizio pubblico c’è una tv con proposte di qualità, che dà spazio a giovani idee. Se i potenti la guardano dall’alto al basso, come se si trattasse di serie B, Cielo e Real time (per l’intrattenimento) e La7 (per l’approfondimento culturale e politico) stanno scrivendo il futuro.

E dopo la fuga dei cervelli assisteremo alla fuga dai palinsesti Rai e Mediaset. In poche parole: Milly sei brava, cambia aria e idee.