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Rai, ipotesi Tg2 per Augusto Minzolini

Scritto da , il Dicembre 29, 2011 , in Personaggi Tv Tag:
augusto minzolini

text-align: justify”>augusto minzoliniProprio non vuole saperne, Augusto Minzolini (nella foto), di mollare la direzione del Tg1. Sfiduciato dal cda della Rai, il giornalista ha fatto ricorso alla magistratura per ottenere il reintegro. Lorenza Lei, invece, preferirebbe punirlo spedendolo a New York, Parigi o in qualche altra capitale europea. Una punizione tremenda (vero?), che non trova d’accordo l’ex notista de La Stampa. Ora, per lui, sembra profilarsi un’altra ipotesi. Secondo il quotidiano la Repubblica, Minzo potrebbe essere il prossimo direttore del Tg2. Ciò avverà se i giudici diranno che l’Augusto nazionale ha diritto al reintegro. Berlusconi e tutto il Pdl ne sarebbero felicissimi. Fino alla fine, infatti, il partito dell’ex premier si è battuto al fianco del direttorissimo. E anche ora gli esponenti del Pdl non lo abbandonano. Per lui vogliono un posto di comando, il ruolo di corrispondente sarebbe troppo stretto. Pare, tra l’altro, che il direttore generale della Rai e Silvio Berlusconi si siano incontrati qualche giorno prima di Natale. Probabile che abbiano parlato di tv e dunque anche di Minzolini.

L’attuale direttore del più antico tg del nostro paese è Alberto Maccari. Ma il suo è un incarico a scadenza. Entro il 31 gennaio la Rai dovrà trovare un sostituto. Molti i nomi che si fanno: da Mario Orfeo a Marcello Sorgi, da Antonio Preziosi a Mario Calabresi. Certo, per il prossimo direttore del telegiornale di Rai Uno sarà proprio difficile fare peggio di prima, sia in termini di ascolti, sia di credibilità. Con Augusto Minzolini il Tg1 è stato spesso battuto dal Tg5, toccando i minimi storici. Ma al di là dei freddi numeri, a sconcertare più di tutto è la sfacciataggine con cui Minzolini ha fatto propaganda politica, tralasciando completamente il fatto di dovere fornire un servizio al pubblico e non ai partiti. In mezzo a tutto questo – e sarebbe già più che sufficiente – c’è anche l’inchiesta della Procura di Roma, con tanto di rinvio a giudizio. Il giornalista è accusato di peculato. Avrebbe usato la carta di credito aziendale (ammesso che la Rai possa essere considerata un’azienda) per scopi personali e non lavorativi.