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Il Generale dei Briganti, la recensione: verità storica sacrificata sull’altare della Fiction?

Scritto da , il Febbraio 14, 2012 , in Serie & Film Tv
Daniele Liotti - Carmine Crocco

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Il Generale dei Briganti si è proposto di affrontare temi scottanti e attuali. A pochi mesi dai festeggiamenti dell’Unità d’Italia, la fiction ha voluto riaprire un capitolo spinoso dei primissimi anni di vita dello Stato unitario: il brigantaggio. Per giunta, incentrando le vicende su uno dei personaggi più discussi dell’epoca, riguardo al quale gli storici non hanno trovato ancora accordo: Carmine Crocco, ex garibaldino, datosi alla mala – secondo alcuni – oppure alla lotta contro ‘il regime sabaudo’ – secondo altri. Insomma, è diventato un brigante.

Ma, rimanendo nell’ambito dello spettacolo, come se l’è cavata la fiction? Dal punto di vista degli ascolti, più che bene. Sarà stato il tema, sarà stata la presenza di attori comunque di rilievo (Daniele Liotti nei panni del protagonista e Massimo Dapporto in quelli del conte Ludovico Guarino), lo share si è mantenuto sempre a livello alto, fino a sfondare la soglia del 21% nell’ultima puntata. Gli spettatori sono stati quasi sei milioni e mezzo. Tuttavia, ad un occhio critico, la fiction ha presentato diverse lacune, tali da smentire – seppur parzialmente – il consenso popolare.

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Innanzitutto, la verità storica (quella ufficiale, sia chiaro) è stata distorta. Le vicende di Carmine Crocco hanno subito una imponente ‘rivisitazione’. Casa Savoia, che comunque è di parte, l’ha presa come una offesa. In un comunicato ufficiale dell’Istituto Reale Casa Savoia si legge: “Quello che fu senza dubbio un criminale viene proposto al pubblico come una sorta di romantico fuorilegge in chiave moderna, dimenticando del tutto, ad esempio, il periodo nel quale, gettata ogni maschera idealistica, il brigante svelò sé stesso, infierendo anche sulla sua stessa gente. Un’impostazione contraria alla verità dei fatti storici”. Ma questo non è il difetto più grande (ammesso che la verità stia da quella parte, ovvio). Quel che pesa nel bilancio finale del film è la scelta dei temi. Piuttosto che sull’evoluzione morale e psicologica del protagonista, passato da patriota a brigante, si è fatto leva sulle sue vicende amorose, su quelle amicali, sulle tragedie personali ‘senza tempo’. E allora viene il dubbio che ambientazione storica sia stata solo un pretesto per catturare un po’ di audience. Ciò è male, perché strumentalizza i valori dell’Unità d’Italia, oltre a svuotare di significato la fiction.