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Piazza Pulita, anticipazioni 16 Febbraio: “senza una lira” dentro il girone dei declassati

Scritto da , il Febbraio 16, 2012 , in Programmi Tv Tag:
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C’è un’Italia che canta e un’Italia che non ha più voce: nel pieno della “febbre da Festival”, con metà degli italiani immersi nella magica atmosfera dell’Ariston tra lustrini, canzoni e televoto, la realtà nuda e cruda dal vivo delle piazze prova anche stasera a farsi largo, nel talk show di Corrado Formigli. Una contro-programmazione senza sconti, quella scelta da La7, che lascia inalterati gli spazi d’approfondimento, diversamente da altre emittenti “in ritirata strategica”nella settimana di Sanremo. E così, le storie di tanti cittadini, lavoratori e studenti che soffrono e lottano per il loro futuro saranno messe all’attenzione degli ospiti di Piazza Pulita: a dare risposte ai temi messi in campo da Formigli, si confronteranno, sulla base dei tanti contributi filmati e collegamenti esterni in diretta, il Presidente della Regione Lazio Renata Polverini, il prossimo candidato a sindaco di Genova (fresco vincitore delle primarie di centro-sinistra nel capoluogo ligure) Marco Doria, assieme ai giornalisti Pierluigi Battista (Corriere della Sera) e Fabrizio Gatti (L’Espresso).

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La presenza di due esperti di economia, Fiorella Kostoris e Mario Piga, allargherà il campo del dibattito proiettando il contesto specifico italiano dentro gli scenari europei e mondiali. Ci sarà modo di riflettere sulle prospettive che attendono il nostro paese, alla luce del recente declassamento decretato dalle agenzie di rating, a dispetto delle impegnative manovre economiche approvate dal Governo Monti su richiesta delle istituzioni europee. Un percorso ad ostacoli, dove lo spread sembra contare assai più dell’esistenza concreta di tanti cittadini in carne ed ossa, dove per rincorrere l’obiettivo del pareggio di bilancio si rischia di compromettere inesorabilmente ogni velleità di reale sviluppo economico e crescita sociale. Non sono pochi, infatti, gli analisti politici ed economici, che da tempo manifestano una forte preoccupazione per le sorti degli Stati deboli dell’Unione Europea, come Spagna, Portogallo e Italia, con l’incubo di una deriva “greca” dietro l’angolo. Proprio la caduta libera della Grecia, sull’orlo della bancarotta nonostante gli enormi sacrifici fatti su richiesta delle potenze mondiali (europee in primis), è il principale campanello d’allarme per chi governa l’Italia, date le non poche analogie tra le scelte economiche di Roma e Atene: tagli allo stato sociale, privatizzazioni in settori strategici, innalzamento delle tasse a danno delle fasce più deboli. Il tutto nella cornice di una “cessione di sovranità” dalla politica ai tecnici, espressione molto spesso dei “poteri forti” della finanza mondiale e delle banche, con buona pace dei classici canoni di democrazia diretta e pluralismo. Vedendo le impressionanti immagini della Grecia nel caos, possiamo ancora pensare di essere fuori pericolo?