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Pino Daniele, Caparezza e Cammariere contro i talent show

Scritto da , il 24 Marzo, 2012 , in Notizie Varie

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Daniele e i suoi colleghi contro i talent show

Ormai è diventata obbligatoria una domanda sui talent show quando si intervista un cantante. Chi li attacca, chi li difende. A difenderli, in verità, sono pochi. Questa volta a criticare i talent show sono quattro artisti della musica italiana: Pino Daniele, Sergio Cammariere, Caparezza e Gatto Panceri. Durante la presentazione del nuovo disco La grande madre, Pino Daniele, è tornato a criticare i talent show che già in passato aveva preso di mira.”Qualche decennio fa si pretendeva che l’artista facesse una sorta di telegiornale in musica. Dovevamo osservare la realtà e scrivere canzoni su quello che succedeva. Oggi la musica non ha più quell’atteggiamento, perché i giovani fanno altre espe­rienze”. E sottolinea: Mia figlia ha 15 anni e vuole cantare: vive la sua passione sul web e accetterebbe di fare il salto triplo della gara di X Factor ma il successo dato dai talent show è troppo effimero, tranne qualche rara eccezione. Oggi c’è Internet, la condivisione immediata di musica e ci sono anche i talent show la cui logica è quella della gara e dell’essere uno migliore dell’altro. Noi badavamo più al contenuto”.  Quello che non convince è la mancanza di coerenza: se i talent sono il male assoluto perché andarci come ospite e cantarci insieme? Caparezza, al Corriere della Sera, dice: “Seguo il Festival di Sanremo. Non escludo di andarci. Mi frena l’idea della competizione: la musica non è una gara. Per questo sono contro i talent“.

 

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A Libero parla Sergio Cammariere: “Vorrei dire ai ragazzi di credere più in se stessi e di essere umili e pazienti. Di non scoraggiarsi alle prime avversità e di evitare i talent. Il successo immediato è un boomerang micidiale”. A rincarare la dose è Gatto Panceri a Famiglia Cristiana: A X Factor conta essere telegenici e avere una bella voce. Dai talent show escono quasi esclusivamente cantanti, mentre oggi c’è un gran bisogno soprattutto di bravi autori”. Una visione estrema dovuta anche all’esperienza e alla loro gavetta. Ma oggi che si può decidere se pagare o meno la musica, se ascoltarla in internet o compare un cd, si può parlare di dittatura dell’auditel? In fondo ognuno può ascoltare quello che vuole e se i ragazzi dei talent vendono tanto è un bene per la musica italiana.