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Le Iene con il servizio sul pedofilo hanno mercificato il dolore

Scritto da , il 12 Aprile, 2012 , in Programmi Tv
Angela Rafanelli de Le Iene

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Ve lo ricordate il servizio de Le Iene sul pedofilo mandato in onda a marzo? Se lo avete visto, certamente sì. Una testimonianza agghiacciante, ma quanto mai realistica, su un problema che affligge la società e che è, in realtà, dietro l’angolo: il pedofilo oggetto delle attenzioni de Le Iene abita di fronte a una scuola e proprio quell’istituto era, per utilizzare una metafora cruda, il suo terreno di caccia.

Il servizio è stato riproposto nella puntata di ieri. Per i dettagli vi rimando a questo link, ma sono sufficienti poche parole per riassumere il caso. Un settantenne adescava adolescenti fuori scuola buttando loro, dal balcone di casa sua, regalini (sigarette, banconote di piccolo taglio etc). Poi li invitava a salire. La iena Angela Rafanelli si è finta ingenua e quindicenne e ha dato corso alle richieste dell’uomo. Il risultato? L’anziano signore si è reso protagonista delle peggiori nefandezze, dapprima al telefono, con il quale ha ‘comunicato’ alla presunta ragazza le sue intenzioni con parole crude e volgari; infine di persona, quando l’esca è salita in appartamento. Solo allora i telespettatori hanno saggiato il vero comportamento di un pedofilo: avances spinte, palpeggiamenti, richieste indecenti. Quando l’esca ha rivelato la sua vera identità, l’uomo ha però cambiato atteggiamento: è crollato in uno stato di disperazione e di autocommiserazione, si è lamentato, ha minacciato persino il suicidio ma, alla fine, è giunto il lieto fine: si è recato da uno psicologo.[imagebrowser id=2506]

La cosa è tutta qui? Le Iene hanno reso giusta testimonianza di un problema tra i più pericolosi? Non c’è spazio per una riflessione più approfondita che accompagni lo sdegno e il disgusto per l’atteggiamento del pedofilo? Lo spazio c’è, eccome. Perché al di là delle nefandezza compiute c’è un dramma umano. L’anziano signore ha mostrato il volto più sofferente della sua patologia che prima di essere sessuale è esistenziale.

La sua reazione di fronte allo ‘smascheramento’ mi ha inspirato – non mi vergogno a dirlo – compassione. E mi ha fatto affiorare un presentimento: forse le Iene ‘hanno marciato’ sulla triste vicenda del protagonista? A bene vedere, ci sono almeno un paio di elementi per rispondere affermativamente a questo quesito. In primo luogo, il servizio ha preso le sembianze di un gioco al massacro, di una gogna imposta a una persona malata, sofferente. Secondariamente, l’anziano signore è stato, a tutti gli effetti, adescato. La vera esca è stata proprio il pedofilo: gli è stato fatto credere che una quindicenne fosse interessata a lui; anziché soffocarle, è stato gettata benzina sul fuoco delle sue perverse fantasia. Infine, gli autori del programma hanno dato in pasto agli spettatori un uomo finito, profondamente umiliato. Una bella esca per attirare l’audience.

Insomma, secondo il mio modesto parere – corroborato comunque da un ragionamento e da qualche sensazione – le Iene, con quel servizio, hanno mercificato in un colpo solo sofferenza e patologia.