X


Raoul Bova in “Come un delfino”: fiacca interpretazione per un prodotto stucchevole

Scritto da , il Aprile 30, 2012 , in Serie & Film Tv Tag:,

text-align: center”>

Raoul Bova in "Come un Delfino"

Sono anni che, inutile negarlo, la domenica sera costituisce un vero e proprio tarlo per il palinsesto di Canale 5. Fronteggiare una quanto mai agguerrita controprogrammazione Rai, che sforna puntualmente nuove fiction come fossero noccioline, diventa sempre più difficile. Uno scontro, in termini di auditel, che sta vedendo la rete ammiraglia Mediaset uscire quasi sempre sconfitta. È per questo motivo che canale 5, da alcune settimane a questa parte, ha deciso di andare sul sicuro e di trasmettere, in una così delicata fascia oraria domenicale, repliche di fiction tv dagli ascolti record. Così, dopo la messa in onda di “Caldo criminale” domenica scorsa, ieri abbiamo dovuto sorbirci tutto d’un fiato le due puntate della miniserie “Come un delfino”, fiction ispirata alla vicenda del campione di nuoto Domenico Fioravanti. Un modo, se non altro, per ritornare sulla discutibile interpretazione del protagonista, l’attore Raul Bova, che, pensate, è anche produttore e sceneggiatore della pellicola.

Anche stavolta, come già nelle sue precedenti performance, Bova, famoso più per l’indiscussa bellezza che per l’opinabile talento, mostra i suoi limiti recitativi. Un’interpretazione povera di brio e di carisma, a tratti stucchevole, già da subito noiosa e irritante. Facile pensare che il successo di pubblico registrato lo scorso anno sia stato influenzato dalla presenza di scene che ritraggono il bel marcantonio a torso nudo, con indosso unicamente degli striminziti slip azzurrini. Ma entriamo nel dettaglio. La storia narra di Alessandro (Raul Bova), un giovane campione di nuoto cardiopatico che, a causa della sua malattia, è costretto ad interrompere la sua attività agonistica per un periodo di circa sei mesi. Amareggiato, il ragazzo incontra un suo ex amico d’infanzia, divenuto ora prete, il quale sta lavorando ad un progetto sul nuoto volto a coinvolgere un gruppo di ragazzi vittime della criminalità organizzata. Essendo in cerca di un allenatore, il prete chiede ad Alessandro di ricoprire tale ruolo. Una volta accettata la proposta, il campione si trova a dover fronteggiare una realtà difficile, fatta di giovani ex malavitosi che non gli riconoscono autorità.  Dopo essere stato più volte maltrattato, Alessandro riesce a conquistare il rispetto dei suoi allievi ed a trasmettere loro la passione per il nuoto, divenendo un vero e proprio fratello maggiore, al quale rivelare i propri turbamenti e segreti. È così che il campione scopre i problemi che affliggono molti dei suoi ragazzi:  c’è chi strappa a morsi l’orecchio del padre di un altro e chi si dispera perché il padre lo vorrebbe avvocato.

[imagebrowser id=2962]

La fiction, nel complesso, appare un prodotto già visto, la classica storia all’insegna di valori quali l’amicizia, la lealtà e la legalità. Qui, però, ci soffermiamo, come già anticipato in precedenza, sulla mediocre performance del protagonista. Il ruolo interpretato da Raul Bova, infatti, richiede  tempra, carisma, “polso duro”,   elementi che risultano scarsamente presenti in entrambe le puntate trasmesse (che, ripetiamo, sono andate tutte e due in onda ieri, senza interruzione). Le carenti doti artistiche di Bova rendono, al contrario, il personaggio intimidito e spaurito.  Quella sorta di cambiamento che, secondo la sceneggiatura, il protagonista dovrebbe mostrare, permettendo al “signor carisma” di venire fuori, non si noterebbe se non fosse sottolineato dai ragazzi che, per motivi di copione, lo definiscono evidente.

Un ruolo, dunque, che poco si confà al bell’attore romano, più adatto a particine in cui possa essere ammirato per la sua scultorea bellezza, non certo per le sue (carenti) doti artistiche. Ma, si sa, al peggio non c’è mai fine: è in fase di lavorazione, infatti, la seconda stagione di “Come un delfino”, presto nuovamente su canale cinque. E speriamo di ritrovare almeno le musiche di Ennio Morricone, le uniche, di tutto il prodotto, che vale la pena salvare.