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Report 29 Aprile. Allarme aspartame: quello che non ci dicono sui dolcificanti artificiali

Scritto da , il 30 Aprile, 2012 , in Programmi Tv
Report, nuove inchieste su Rai Tre

text-align: justify”>Report, nuove inchieste su Rai TreLe verità ufficiali a volte sono “edulcorate”: potrebbe essere questa un’efficace sintesi dell’inchiesta sugli effetti cancerogeni dell’aspartame, che Milena Gabanelli ha illustrato al pubblico di Report nella puntata di ieri 29 Aprile. Il fortunato dolcificante, vera e propria “gallina dalle uova d’oro” per l’industria alimentare mondiale, è da tempo commercializzato in tanti paesi compresa l’Italia, grazie al via libera della Food and Drug Administration, ente governativo statunitense del quale gli altri Stati si sono fidati ciecamente. Le ricerche scientifiche iniziali, tutt’altro che indipendenti, furono finanziate dal colosso farmaceutico G.D. Searle, con una prevedibile influenza sul risultato finale degli studi (scontato il semaforo verde alla diffusione commerciale della sostanza edulcorante). Persino Donald Rumsfeld, plenipotenziario dei governi repubblicani degli ultimi 3 decenni, aveva lavorato dal 1977 alla Searle, impegnando in seguito molte delle sue energie di uomo politico nel “salvataggio” dell’aspartame: insieme a lui, furono tanti (una decina) i “controllori” che preferirono passare armi e bagagli dalla parte dell’azienda controllata, quella Searle che evidentemente non temeva le accuse di conflitto d’interesse per i nuovi innesti.

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Linfomi e leucemie, tumori alla mammella tra le femmine, tumori dei nervi cranici tra i maschi, sono invece tra i possibili effetti del consumo intensivo di prodotti contenenti questo dolcificante, secondo le indagini del Centro Ricerca – Istituto Ramazzini di Bologna. La molecola incriminata è la formaldeide, pericolosa per la salute anche se ingerita a dosi molto basse: il problema sta nel fatto che il limite giornaliero ammesso ufficialmente negli alimenti e nelle bibite (2400 mg in un adulto di 60 kg, ma basterebbero in ogni caso 3 bevande a far superare il limite ad un bambino di 30 kg) risulta assai generoso, e come se non bastasse sulle etichette dei nostri alimenti non c’è scritto nulla a riguardo. Ad allarmare molti studiosi indipendenti è stata anche la scelta di sopprimere le cavie su cui si effettuano i test ufficiali, ben prima dell’età avanzata in cui si manifestano i tumori (come negli uomini, anche negli animali è nella terza parte dell’esistenza che insorgono queste patologie). Secondo i produttori e le industrie, compatti nella difesa dei loro interessi, l’aspartame contribuirebbe addirittura a prevenire l’obesità, tesi seccamente smentita da inequivocabili indagini scientifiche.

La seconda parte del programma (non poteva mancare una parentesi sul malgoverno della cosa pubblica) è stata dedicata all’inchiesta sul fenomeno dei condoni edilizi a Roma, dove negli ultimi decenni sono sorti 130 consorzi di cittadini che hanno realizzato nelle periferie della Capitale (legittimando una prassi sempre più conveniente e “benedetta” dalle amministrazioni locali) opere di urbanizzazione, per completare interi quartieri costruiti abusivamente. Per l’Avvocatura dello Stato, interpellata solo pochi anni fa dal Comune di Roma sulla legittimità di tali accordi, le iscrizioni ai consorzi erano valide fino al 1997, mentre andrebbero recuperati i soldi relativi alle successive agevolazioni percepite dagli affiliati.

“C’è chi dice no”, la rubrica riservata alle “giuste cause” di cittadini battaglieri, ha dato voce a Valter Bonan e al comitato “acqua bene comune”: ancora una volta, è toccato ai cittadini autorganizzati difendere il loro territorio, in questo caso il Piave, il cui bacino è stato a più riprese artificializzato fino a snaturarlo in modo forse irreversibile. Le amministrazioni regionali avrebbero dovuto individuare una lista di siti non idonei all’attività di sfruttamento energetico, ma la Regione Veneto al contrario ha scelto di sbloccare in tempi brevi qualcosa come 150 nuove concessioni per impianti idroelettrici. Nel cuore delle dolomiti bellunesi sono diversi i progetti che mettono a rischio il futuro dei corsi d’acqua, destinati ad essere deviati quando non cancellati dalle centraline per la produzione di energia. Se l’acqua è (fino a prova contraria) un bene pubblico, ci sarà un freno allo sfruttamento di torrenti e bacini prima che sia troppo tardi?