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Nomine Rai. Di Pietro contro la lottizzazione: “Le associazioni si astengano”

Scritto da , il Giugno 18, 2012 , in Personaggi Tv Tag:,

text-align: center”>Partiti sulle nomine rai: Di Pietro scrive alle associazioni

Cresce l’attesa per le nomine dei componenti del nuovo Consiglio d’amministrazione Rai: la giornata di oggi sarà  decisiva su diversi fronti. Innanzitutto, perchè scade alle 24 di stasera il termine per la presentazione dei curricula dei candidati al ruolo di consigliere (sono sette i membri da eleggere, che si aggiungeranno al rappresentante del Tesoro Marco Pinto e al Presidente Annamaria Tarantola, già designati dal premier Monti), ma nonostante l’iniziativa pubblica di raccolta delle candidature, il rischio della lottizzazione partitica è sempre molto concreto. Per marcare la propria intenzione di evitare l’ennesima spartizione di poltrone, il Pd ha chiesto a quattro associazioni di individuare due candidati della società civile da portare in cda: Libera, Se non ora quando, Libertà e Giustizia, Comitato per la libertà e il diritto all’informazione si sono riunite oggi per trovare un punto d’incontro sulle eventuali proposte da avanzare alla Commissione di Vigilanza.

Intanto, ad infiammare la polemica politica sulla tv di Stato è Antonio Di Pietro: il leader dell’Italia dei Valori ha chiesto formalmente al presidente della Vigilanza, Sergio Zavoli, di stabilire modalità di valutazione pubblica dei curricula, che permettano il controllo degli stessi, possibilmente attraverso audizioni dei candidati e dello stesso Presidente designato Anna Maria Tarantola, di cui sarebbe opportuno conoscere il programma di insediamento. Una richiesta articolata e precisa, a cui Zavoli risponderà probabilmente entro la giornata. Ma questa non è l’unica mossa di Di Pietro che potrebbe sparigliare i giochi a Viale Mazzini.

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Il fondatore dell’Idv ha infatti inviato un messaggio alle quattro associazioni chiamate in causa da Bersani chiedendo loro di non prestarsi a quella che rischia di essere una lottizzazione mascherata. ”In queste ore circolano voci di accordi di spartizione che assegnerebbero ai partiti quote predefinite di posti nel Cda della Rai. E’ una strada che rifiutiamo con nettezza. Se i partiti vogliono ripetere la vergognosa sceneggiata delle nomine Agcom, abbiano, almeno, l’onestà intellettuale di assumersi la responsabilità di dire pubblicamente che dei curricula dei candidati se ne ne infischiano” ha scritto in una nota Antonio Di Pietro, attaccando l’atteggiamento dei partiti che contrasta con l’idea di una procedura di valutazione dei curricula davvero corretta e trasparente.

Di qui l’invito alle associazioni individuate da Bersani ad astenersi dalla partecipazione alle nomine: “Alle Associazioni che si apprestano a inviare nomi, diciamo di non prestarsi a questo gioco che le farebbe complici della solita spartizione partitica. Se, invece, si vuole sul serio uscire dai vecchi riti, è necessario che la Commissione parlamentare di Vigilanza Rai abbia più tempo per l’esame della documentazione pervenuta e si dia precisi criteri per esaminare e selezionare i nominativi più adatti a ricoprire il delicato incarico di consigliere d’amministrazione della Rai”.

Di Pietro ha anche messo in chiaro quali dovrebbero essere i criteri in base ai quali valutare le candidature pervenute: pari oppurtunità tra uomini e donne, nessun conflitto di interesse diretto o indiretto, che i candidati non siano eletti deputati o ricoprano incarichi di partito. Ma su tutti, il criterio principale è la competenza nel settore e “una chiara idea di cosa significa servizio pubblico radiotelevisivo, dentro il nuovo scenario tecnologico disegnato dall’Internet”. Un requisito che troppo spesso è stato sacrificato a favore delle logiche della spertizione politica e che, non da ultimo, ha costituito motivo di critica anche per le figure designate dal premier Mario Monti.