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Mediaset in crisi: arrivano i tagli (e gli scioperi)

Scritto da , il Luglio 17, 2012 , in Personaggi Tv Tag:,
Tagli e sacrifici a Mediaset

text-align: justify”>Tagli e sacrifici a MediasetLa crisi morde e anche il Biscione rivede al ribasso i suoi piani. Le riduzioni di spesa già previste per il prossimo triennio saranno accompagnate da altri pesanti tagli, per un ammontare totale di 400 milioni di euro. È tempo di austerity in casa Mediaset, fiore all’occhiello della famiglia Berlusconi anche per la mancanza di conflitti coi sindacati e tensioni interne. Adesso che la dirigenza procede con decisione verso un dimagrimento sensibile della struttura, sono in molti a promettere battaglia contro la nuova politica “rigorista” intrapresa dai vertici aziendali. Se qualche mese fa era stato Piersilvio Berlusconi a dare una sorta di avviso ai naviganti, spiegando la nuova strategia “difensiva” anti-crisi del principale gruppo televisivo privato nazionale, il bilancio tutt’altro che positivo della raccolta pubblicitaria della prima metà del 2012 ha suggerito un inasprimento delle misure, mettendo sul piede di guerra sindacati e lavoratori. Pomo della discordia, tra tutti i provvedimenti comunicati ieri dopo un vertice a Cologno Monzese, è l’esternalizzazione di Videotime, destinata ad un passaggio di mano poco gradito ai 74 dipendenti dell’importante società controllata Mediaset.

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Stessa sorte toccherà, sempre se verranno confermati i piani illustrati in queste ore, alle sedi regionali ed al personale tecnico dislocato in tutta Italia, ma anche su questo punto si annuncia “calda” la trattativa con le rappresentanze sindacali, forti della solidarietà dei giornalisti di tutte le testate interne. Una novità assoluta per il “gioiello di famiglia” di Silvio Berlusconi, che mai fino ad oggi aveva sperimentato le “lacrime e sangue” della crisi in casa propria. Nonostante la sostanziale tenuta su molti fronti, la lenta ma inesorabile perdita di introiti dalla raccolta pubblicitaria (10% in meno quest’anno) ha cominciato ad impensierire la proprietà, imponendo una riflessione a 360 gradi sul futuro del gruppo.

Le debolezze della concorrenza (Rai e La 7 non registrano significativi progressi) hanno aiutato Mediaset ad attutire il colpo, senza però cambiare più di tanto la sostanza del problema: il doppio filo che lega le emittenti di Cologno Monzese alle fortune politiche del “Tycoon” di Arcore non basta più a trainare la pesante macchina aziendale, in una fase dura per tutti i settori dell’economia nazionale. Pochi mesi comunque separano l’Italia da una delicata campagna elettorale, che proprio sulle televisioni avrà il suo terreno privilegiato di contesa, data la riconferma di Silvio Berlusconi come candidato-premier della coalizione di centro-destra. Cambierà qualcosa per il futuro di Mediaset in caso di definitivo ko alle urne del suo azionista di maggioranza?