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Le ospitate tv dei politici emiliani al centro di un’inchiesta: c’erano tariffari per i consiglieri e compensi per i conduttori

Scritto da , il Settembre 5, 2012 , in Personaggi Tv Tag:

text-align: center”>Politici in tv a pagamento: scatta l'inchiesta

Alla fine probabilmente la vicenda delle comparsate tv a pagamento finirà in tribunale: la Procura di Bologna ha aperto un fascicolo conoscitivo affidato al pm Antonella Scandellari per fare luce sulle ospitate dei politici emiliani nelle emittenti locali. La pratica piuttosto consolidata era emersa qualche settimana fa con le dichiarazioni pubbliche di Giovanni Favia (in foto, ndr), consigliere regionale del Movimento 5 Stelle fondato da Beppe Grillo, che ha spiegato di avere pagato, con i contributi pubblici destinati ai gruppi consiliari, degli spazi informativi su alcune tv emiliane. Sconfessata da Grillo e attaccata dal Pd, quest’abitudine si è poi rilevata molto diffusa, non solo tra i grillini, bensì anche tra i consiglieri regionali dello stesso Partito democratico, del Pdl, ma a ben guardare anche di Udc, Lega e Sel.

La Guardia di Finanza, su mandato della Procura, è arrivata negli uffici della regione Emilia-Romagna per acquisire e spulciare i bilanci dei gruppi consiliari, nei quali rintracciare i documenti a riprova delle interviste a pagamento dei consiglieri regionali. A quanto pare quello emiliano era un sistema collaudato, con tanto di listino prezzi esibito ai politici dalle radio e tv che si prestavano all’affare politico-mediatico. Un tariffario variabile dai 300 ai 500 euro ad intervento, con tanto di contratti regolarmente stipulati e rendicontati nei rispettivi bilanci utilizzando i soldi provenienti dai budget a disposizione dei componenti dell’Assemblea regionale. L’ipotesi di reato al centro dell’inchiesta è quella di peculato contro ignoti, poichè in ballo ci sono risorse pubbliche, che dovrebbero essere utilizzate per le attività del gruppo consiliare che le riceve e non dal singolo membro. Una cinquantina tra radio e televisioni locali sono state perquisite dalle fiamme gialle alla ricerca di contratti e fatture. Ma le emittenti che accettano soldi dai partiti, a che titolo li giustificano?

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In teoria se un politico paga per avere una determinata visibilità in tv, quello in questione è più un programma di informazione, ma diventa uno spazio acquistato da un soggetto e in quanto tale non più libero. Un po’ come quando in campagna elettorale i candidati pagano per poter trasmettere i propi spot: con la differenza che in quel caso il telespettatore è informato della natura commerciale della trasmissione, mentre nel caso delle interviste alle emittenti locali emiliane, spesso le tv non informavano il pubblico che il programma a cui stavano assistendo nasceva dalla necessità di comunicazione dei politici presenti. Come per l’emittente Sette gold, che non solo aveva un tariffario ben preciso, ma pagava il conduttore del dibattito in studio con un fisso e una percentuale sui contratti di volta in volta stipulati da quest’ultimo con i consiglieri regionali che usufruivano di quello spazio. Spese ammesse dai politici e derubricate a mere voci di comunicazione nei rispettivi bilanci. Ma certo, al di là delle implicazioni etiche e legali, dal punto di vista dello spettatore questo presenzialismo pagato con i soldi pubblici non fa altro che acuire la diffidenza verso la Casta.