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Pierluigi Bersani si è dimesso da segretario del Pd: il partito è nel caos

Scritto da , il 19 Aprile, 2013 , in Personaggi Tv

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Pierluigi Bersani si dimetterà da segretario del Pd subito dopo l’elezione del Presidente della Repubblica. L’annuncio è stato fatto ai grandi elettori del partito durante l’assemblea dei gruppi parlamentari del Pd riuniti al Teatro Capranica di Roma. L’epilogo è parso inevitabile dopo il fallimento della candidatura di Romano Prodi alla Presidenza della Repubblica. Il segretario ha commentato così il comportamento dei circa 100 franchi tiratori che hanno fermato l’elezione di Prodi relegandolo a meno di 400 voti:

Abbiamo prodotto una vicenda di una gravità assoluta, sono saltati meccanismi di responsabilità e di solidarietà, oggi è stata una giornata drammaticamente peggiore di ieri. Per me è troppo“.

Bersani ha parlato apertamente di tradimento rivolgendosi ai parlamentari del Pd e ha dichiarato di ritenere inacettabile la bocciatura di Romano Prodi, la cui candidatura era stata approvata unanimemente dal partito tra standing ovation e applausi. L’ultimo scrutinio alla Camera, invece, ha mostrato un partito ostaggio delle frange interne:

Fra di noi uno su quattro ha tradito (…) Ci sono pulsioni a distruggere il Pd“.

Per quanto riguarda la strategia per i prossimi scrutini per l’elezione del Presidente della Repubblica, il Pd sembra non riuscire a ricompattarsi intorno ad un candidato unitario. Dopo la bocciatura della proposta di Marini, che ha provocato una spaccatura profonda nel partito, anche l’ex premier Romano Prodi si è ritirato dalla  competizione dopo che un centinaio di parlamentari del Pd ha tradito la linea stabilita all’unanimità solo 24 ore prima nell’assemlea dei gruppi. In assenza di una nuova proposta, il segretario dimissionario ha spiegato che per la quinta votazione il partito prende tempo:

Allo scrutinio di domani mattina per l’elezione del presidente della Repubblica, il Pd voterà scheda bianca. Nella situazione che si è creata bisogna riprendere contatti con altre forze politiche per impostare la soluzione

In realtà è molto difficile ipotizzare cosa faranno i grandi elettori Pd nella quinta votazione, visto che un quarto del partito ha votato diversamente rispetto alla mozione Prodi che pure era stata accolta con favore unanime. Alcuni potrebbero continuara a votare Stefano Rodotà, il candidato del Movimento 5 Stelle e apprezzato da militanti ed elettorato democratico, altri potrebbero convergere sul candidato avanzato da Scelta Civica, il ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri. L’ipotesi più probabile resta comunque la scheda bianca, visto che anche Pdl e Scelta Civica annunciano un turno di stop per cercare ipotesi condivise. La serata decisamente difficile è stata resa ancor più nera dalla notizia della morte di un caro amico e collaboratore storico di Romano Prodi, Angelo Rovati. Poco prima dell’annuncio di Bersani, durante il gabinetto di guerra del Pd, erano arrivate anche le dimissioni di Rosy Bindi dalla presidenza del partito. L’ex ministro ha espresso le sue ragioni in un comunicato che rivela una spaccatura profonda nel partito:

Il 10 aprile ho consegnato a Pierluigi Bersani una lettera di dimissioni da presidente dell’Assemblea nazionale del Pd. Avevo lasciato a lui la valutazione sui tempi e i modi in cui rendere pubblica una decisione maturata da tempo. Ma non intendo attendere oltre (…) Non sono stata direttamente coinvolta nelle scelte degli ultimi mesi né consultata sulla gestione della fase post elettorale e non intendo perciò portare la responsabilità della cattiva prova offerta dal Pd in questi giorni, in un momento decisivo per la vita delle Istituzioni e del Paese