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Quirinale, giochi aperti dopo le fumate nere: Pd diviso, giù le quotazioni di Marini

Scritto da , il Aprile 18, 2013 , in Personaggi Tv Tag:
Quirinale, fumata nera

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QUIRINALE, DOPPIA FUMATA NERA. Il favorito della vigilia Franco Marini non raggiunge il quorum alla seconda votazione e l’accordo Pd-Pdl vacilla sotto il fuoco incrociato delle fronde interne e degli appelli “dal basso”. La strada verso l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica, nonostante la certosina opera diplomatica dei pontieri di centrodestra e centrosinistra che aveva portato alla designazione dell’ex sindacalista di area democristiana come candidato trasversale e di garanzia, nasconde col passare delle ore crescenti difficoltà: chi sperava in un iter parlamentare abbreviato, con un’incoronazione al primo colpo o comunque in tempi brevi del successore di Giorgio Napolitano, dovrà rassegnarsi ad una corsa ad ostacoli dall’esito tutt’altro che prevedibile.

Persino i bookmakers (Betpassion, fonte Agipro) hanno rivisto le quotazioni dei vari papabili per il Colle, posizionando dopo le due fumate nere di oggi sul gradino più alto del podio il ripescabile Giuliano Amato con un promettente 1,60 contro l’1,95 dello stesso Marini ed il 2,00 dell’antagonista ufficiale Stefano Rodotà. I giochi per il Quirinale sono aperti ad ogni soluzione, ma sul piatto della bilancia di alcuni protagonisti della delicata fase politica un peso decisivo potrebbero averlo le rumorose reazioni di militanti ed elettori a margine delle riunioni preliminari allo scrutinio prima e delle votazioni poi.

Il cerino in mano a Pierluigi Bersani scotta e costringe i vertici del Pd ad una drammatica riflessione interna, essendo palpabile il disagio di non pochi deputati e senatori per il mancato appoggio al giurista prescelto dal Movimento 5 Stelle e gradito al popolo della sinistra assai più di altri candidati in campo. Se dovessero tornare d’attualità i nomi di Massimo D’Alema, Romano Prodi ed Emma Bonino, inizialmente entrati nel calderone delle trattative ma poi congelati in vista dell’operazione-Marini e del patto tra i leaders dei due opposti schieramenti, alle diverse anime dei democratici forse risulterebbe meno difficile promuovere un “cessate il fuoco”, anche se non è esclusa una mossa a sorpresa di Matteo Renzi in grado di far saltare il banco dentro e fuori dal partito. A complicare il già problematico scenario istituzionale, rammentano in molti, l’incertezza sulla durata dell’attuale legislatura e sui rapporti di forza tra le tre forze politiche uscite quasi-vincitrici dalle urne il 24 e 25 Febbraio scorsi: il rischio assai concreto di un ritorno prematuro al voto, in un contesto dove crisi economica e malcontento sociale salgono velocemente di livello, è uno di quei fattori che nei “palazzi romani” non può certo essere sottovalutato.