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Alessandro Siani e l’amore per Napoli all’Arena; il Napoletano non è un dialetto, è una lingua

Scritto da , il 28 Dicembre, 2014 , in Interviste
foto alessandro siani

Dopo l’intervista scottante e rivelatrice che ha visto protagonista Suor Cristina Scuccia, Massimo Giletti ha ospitato all’interno dell’Arena, lo spazio per le interviste inedite del programma di Rai 1, il comico campano più amato e di successo Alessandro Siani.

Alessandro è sull’onda del successo ormai da anni, reduce dalle ospitate del programma comico dedicato al sud in particolare, “Made in sud” e dal film uscito recentemente nelle sale cinematografiche “Si accettano miracoli” con Fabio De Luigi, si racconta al presentatore con il suo solito fare ironico ma saggio.

L’intervista non può che vertere sui suoi più grandi successi , come il film “Il principe abusivo” col quale ha sbancato i botteghini di tutta Italia, ripercorrendoli a partire dall’inizio, il suo primo spettacolo in un locale, il Tunnel, che conteneva decisamente più poche persone di quante ne fa oggi in teatro.

Oggi, infatti, al di là dei suoi spettacoli comici Alessandro Siani è impegnato per la regia del nuovo musical di Sal Da VinciStelle a Metà” andato in scena all’Augusteo di Napoli. Ma è proprio al nominare la sua città che il comico napoletano non può fare a meno di fare una vera e propria dichiarazione d’amore nei suoi confronti.

Si dichiara fiero, infatti, di essere napoletano e di far parte di una città così bella, ricca di storia e cultura e calorosa ma così mal raccontata dai media, a sua detta. Continua, difatti, raccontando come l’Unesco abbia ufficializzato il passaggio del napoletano da semplice dialetto a vera e propria lingua.

Di ciò, chiaramente, ne fa un vanto proprio lui che ha iniziato con la comicità tipica partenopea per poi arrivare alla ribalta nazionale. Non si è, però, mai allontanato troppo dalla sua città nonostante l’enorme successo riscosso tra il cinema ed il teatro perché, come anche tutti i suoi concittadini sostengono, lasciare Napoli è impossibile perché il legame che s’instaura tra quella città e il cittadino non ne ha di simili.