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Alberto Matano, sconforto a La vita in diretta: “Non ce la faccio più…”

Scritto da , il Aprile 2, 2021 , in Personaggi Tv
foto di Alberto Matano sconfortato

La vita in diretta, Alberto Matano sconfortato: “Non ce la faccio più a documentare il dato delle persone che non ce l’hanno fatta”

Ha seguito ogni giorno, in diretta, l’evolversi della pandemia fin dall’inizio. Alberto Matano da ormai più di un anno ci racconta come sta cambiando la nostra quotidianità adattandosi al virus. E’ dunque comprensibile che, nella puntata di oggi de La vita in diretta, il conduttore si sia lasciato andare ad un momento di sconforto. Quando, infatti, si è trattato di riportare il dato giornaliero dei decessi, Alberto Matano si è in questo modo rivolto all’esperto in collegamento:

Però professore, io lo dico perché veramente non ce la faccio più a documentare questo dato che riguarda le persone che non ce l’hanno fatta.

L’insofferenza del conduttore, del resto, è probabilmente quella provata da ognuno di noi davanti ad una situazione che diventa, giorno dopo giorno, sempre più insostenibile.

Alessandro Greco risponde ad Alberto Matano: “Siamo sempre quelli del ‘dopo’”

Nella puntata di oggi de La vita in diretta, quindi, quando Alberto Matano si è lasciato andare ad un momento di sconforto, il conduttore Alessandro Greco, ospite al tavolo del segmento ‘pop’ della trasmissione, è intervenuto per sollevare una piccola polemica e rimetterla al giudizio dell’esperto in collegamento. Queste le sue parole:

Siamo sempre quelli del “dopo”, non riusciamo mai ad arrivare in tempo a fare le cose.

E in effetti lo scontento serpeggia tra i cittadini per delle norme sempre più indigeste e un piano vaccinale non dei più efficienti.

La vita in diretta, Alberto Matano sui morti di Covid: “Siamo sempre intorno ai cinquecento”

Nella puntata di ieri de La vita in diretta, Alberto Matano era scoppiato a ridere. Nella puntata di oggi, invece, il conduttore si è lasciato andare allo sconforto commentando il dato giornalieri delle morti da Covid:

Siamo sempre intorno alle cinquecento.